Tensione e colluttazione al carcere di Porto Azzurro, trenta detenuti coinvolti
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Redazione Interno
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Un pomeriggio di alta tensione quello vissuto venerdì 7 agosto all'interno della Casa di reclusione di Porto Azzurro, dove una violenta rissa tra alcune decine di detenuti ha richiesto l'intervento massiccio della Polizia Penitenziaria. L'episodio si è verificato intorno alle 18.30 in un reparto completamente aperto della struttura penitenziaria situata nell'isola d'Elba; secondo le prime ricostruzioni, circa trenta persone sarebbero state coinvolte in una colluttazione che ha rapidamente degenerato, creando momenti di forte apprensione tra il personale di custodia e gli stessi detenuti non coinvolti.
L'intervento della polizia penitenziaria e il bilancio dei feriti
Per sedare la rivolta e riportare la situazione sotto controllo, è stato necessario l'intervento straordinario degli agenti della Polizia Penitenziaria, che hanno fatto affluire nella struttura anche personale che in quel momento si trovava libero dal servizio.
Il sindacato Sappe ha reso noto che alcuni detenuti sono rimasti feriti nel corso della colluttazione, sebbene le loro condizioni non siano state giudicate gravi; l'operazione di ripristino dell'ordine ha richiesto notevoli sforzi da parte degli operatori, i quali hanno dovuto agire in un contesto reso particolarmente pericoloso dall'uso di oggetti improvvisati. Al termine degli scontri, gli agenti hanno effettuato controlli approfonditi all'interno delle celle e dei corridoi, rinvenendo numerosi oggetti non consentiti e potenzialmente utilizzabili come strumenti atti a offendere.
Le dinamiche della guerriglia e l'uso di olio bollente
Secondo quanto riferito da Eleuterio Grieco, segretario regionale della UIL FP Polizia Penitenziaria per la Toscana, la colluttazione avrebbe assunto contorni particolarmente violenti, con episodi che fanno pensare a una vera e propria guerriglia all'interno del reparto; i detenuti avrebbero infatti utilizzato olio bollente e bombolette spray infiammabili, lanciandoli nei corridoi e all'interno delle celle per ostacolare l'azione delle forze dell'ordine.
La scelta di impiegare questi strumenti, reperiti e nascosti all'interno della struttura nonostante i controlli di routine, ha reso le operazioni di bonifica e di contenimento estremamente complesse, esponendo gli agenti a un rischio concreto di ustioni e lesioni. Il modello di gestione degli spazi aperti, che caratterizza il carcere di Porto Azzurro, è finito al centro delle critiche sollevate dalle organizzazioni sindacali, le quali sottolineano come questa configurazione possa favorire il proliferare di comportamenti aggressivi e rendere più difficile il controllo della popolazione detenuta.
Le reazioni sindacali e la questione della sicurezza
Le sigle sindacali di categoria hanno espresso forte preoccupazione per l'accaduto, sottolineando la necessità di interventi strutturali e organizzativi che possano prevenire il ripetersi di episodi simili in futuro; il personale della Polizia Penitenziaria, già sottoposto a un carico di lavoro significativo e a condizioni operative spesso difficili, si trova a dover gestire situazioni di emergenza in cui il rapporto numerico con i detenuti risulta sfavorevole.
La richiesta, che emerge con insistenza dalle dichiarazioni dei rappresentanti dei lavoratori, è quella di un potenziamento degli organici e di una revisione delle politiche di sicurezza interna, affinché episodi di questo genere non mettano a repentaglio l'incolumità degli operatori penitenziari e la stessa tenuta dell'ordine all'interno degli istituti. L'amministrazione penitenziaria, da parte sua, ha avviato un'indagine interna per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti e per accertare eventuali responsabilità disciplinari a carico dei detenuti coinvolti nella rivolta.
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