Pisa, rivolta nel carcere Don Bosco: detenuti barricati dopo la scoperta di microspie nelle celle

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una quarantina di detenuti ha preso il controllo del secondo reparto giudiziario della Casa Circondariale Don Bosco di Pisa, nella tarda serata di mercoledì 30 settembre. La protesta, iniziata intorno alle 19, è scaturita dalla scoperta di microspie e microcamere nascoste all'interno delle celle, collocate a fini investigativi. La vicenda è stata documentata dagli stessi reclusi attraverso una diretta streaming su TikTok, trasmessa da un telefono cellulare finito nella loro disponibilità nonostante i divieti, che ha superato le quindicimila visualizzazioni prima di essere interrotta.

La prova di evacuazione e la scoperta dei dispositivi

Secondo la ricostruzione fornita dagli stessi detenuti durante la live, il giorno precedente la direzione dell'istituto aveva fatto uscire i reclusi dalle celle per circa due ore, con la motivazione di una prova di evacuazione. Al rientro, gli uomini del secondo reparto giudiziario avrebbero individuato i dispositivi elettronici nascosti negli spazi riservati alla vita detentiva. Nel corso della diretta, un detenuto ha mostrato alla telecamera gli apparecchi rinvenuti, imputando esplicitamente alla loro presenza l'origine della sommossa.

I reclusi, a volto scoperto e senza evidenti segni di percosse, alternando interventi in italiano e in albanese, hanno denunciato di essere stati colpiti con manganelli e hanno rivendicato quello che hanno definito il diritto di non essere spiati e di poter parlare liberamente in cella senza il timore di essere intercettati.

Barricate, agenti in tenuta antisommossa e negoziato

Le immagini trasmesse in diretta hanno mostrato le barricate erette dai detenuti per sbarrare il passaggio alle forze dell'ordine, intenzionate a soffocare l'agitazione. Nelle riprese sono comparsi anche gli agenti della polizia penitenziaria in tenuta antisommossa, con scudi e manganelli, posizionati su una scala di collegamento tra i vari piani e separati da un'inferriata dai reclusi. Secondo quanto riportato, è probabile che siano stati sparati lacrimogeni nel tentativo di riportare la situazione alla calma.

All'esterno dell'istituto sono presenti decine di agenti di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria, mentre un'ambulanza del 118 si trova all'interno della struttura. Da Roma sono giunti alcuni negoziatori della polizia penitenziaria, impegnati a convincere i detenuti a interrompere la protesta. I manifestanti hanno chiesto di incontrare il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura.

Un istituto sotto pressione da anni

La Casa Circondariale Don Bosco è da tempo al centro di segnalazioni relative alle condizioni detentive. Nei mesi scorsi, la Camera penale di Pisa aveva reso noti i dati raccolti durante una visita effettuata il 31 agosto, dai quali emergeva una presenza di 304 persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di 195 posti. La presidente Serena Caputo aveva parlato di una vera emergenza strutturale, citando 36 detenuti con problemi psichiatrici e una sezione femminile con 35 presenze su 24 posti disponibili.

Nello stesso periodo, i volontari attivi nell'istituto avevano denunciato un sovraffollamento del 156 per cento, la presenza di tre docce per circa sessanta detenuti, infestazioni di cimici e celle con bagni a vista. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha dichiarato di seguire con grande attenzione quanto accaduto, auspicando che prevalgano responsabilità e dialogo e richiamando l'attenzione sui problemi di sovraffollamento e carenze strutturali che, ha detto, non possono essere ignorati.

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