Yemen, missili e droni houthi sull'aeroporto di Aden mentre la battaglia per Bab el-Mandeb non si ferma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Missili balistici e droni carichi di esplosivo hanno colpito in piena notte l'aeroporto internazionale di Aden, il principale scalo delle aree dello Yemen fuori dal controllo degli Houthi. Secondo quanto riferito dal ministero dei Trasporti yemenita, uno dei missili è caduto vicino alla pista pochi minuti prima dell'atterraggio previsto di un volo proveniente dal Cairo. Le autorità hanno dirottato l'aereo verso Gedda, in Arabia Saudita, e hanno spostato due velivoli che si trovavano già sulla pista per timore di ulteriori attacchi. Non si registrano al momento vittime.

La posta in gioco nello stretto

L'attacco arriva mentre i combattimenti si concentrano attorno a Bab el-Mandeb, il passaggio che separa il Mar Rosso dal Golfo di Aden e che rappresenta una delle rotte energetiche più sensibili del pianeta. Le forze del governo yemenita, sostenute dall'aviazione della coalizione guidata da Riad, hanno lanciato una controffensiva per riconquistare posizioni strategiche occupate dagli Houthi nelle settimane precedenti, in particolare nella zona di Dhubab e lungo la costa meridionale.

La milizia sciita filoiraniana, tuttavia, continua a tenere il terreno e a colpire le infrastrutture nemiche, dimostrando una capacità offensiva che gli analisti considerano ancora intatta.

La tattica simmetrica degli Houthi

Eleonora Ardemagni, ricercatrice associata senior dell'Ispi e docente all'Aseri dell'Università Cattolica di Milano, ha spiegato che gli Houthi stanno adottando contro le monarchie del Golfo una tattica simmetrica a quella usata dall'Iran nella regione, mirata a costruire deterrenza. Secondo l'analista, il movimento armato ha scelto di alzare il livello dello scontro dopo una fase in cui era rimasto ai margini del conflitto regionale, probabilmente per preservare le proprie posizioni interne e rafforzarsi come attore negoziale.

La scelta di colpire un aeroporto civile saudita, dopo che a un aereo civile iraniano era stato impedito di atterrare a Sana'a, rientra in questa logica di ritorsione calibrata.

L'export di greggio e la crisi umanitaria

Il controllo della costa meridionale yemenita non è solo una questione militare. Il governo riconosciuto punta a riattivare le esportazioni di petrolio dai porti del sud, una fonte di entrate che potrebbe alleviare la crisi elettrica delle città meridionali e garantire gli stipendi dei dipendenti pubblici. Gli Houthi avevano già colpito le infrastrutture di export nel 2022, interrompendo quel flusso.

Sul piano umanitario, la situazione nei territori sotto il loro controllo continua a peggiorare, con milioni di persone in stato di emergenza alimentare e il rischio che alcuni distretti scivolino verso la carestia nel prossimo semestre. La ripresa su vasta scala delle operazioni militari rischia di aggravare ulteriormente le condizioni della popolazione civile, già provata da oltre un decennio di conflitto.

Il secondo tempo della guerra

Ardemagni ha osservato che la fase regionale sta cambiando rapidamente. Durante il periodo in cui gli Stati Uniti e Israele hanno concentrato la loro attenzione sull'Iran, gli Houthi avevano scelto di non attaccare le navi nel Mar Rosso, limitandosi a qualche lancio di missili verso Israele nella fase finale. Quella decisione, probabilmente concordata con Teheran, serviva a proteggere l'alleato yemenita da ritorsioni. Ora che il confronto si estende, la tregua d'interesse potrebbe essere archiviata.

Se la rotta di Bab el-Mandeb tornasse sistematicamente instabile, per Riad si profilerebbe uno scenario energetico complesso, proprio mentre l'Arabia Saudita punta su quel corridoio per aggirare lo Stretto di Hormuz e raggiungere i mercati asiatici.

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