I giorni laceranti di Nicola Pietrangeli, tra la malattia e la perdita del figlio Giorgio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gli ultimi mesi di vita di Nicola Pietrangeli, spentosi a 92 anni, sono stati segnati da un dolore particolarmente acuto e personale, quello che nessun genitore vorrebbe mai conoscere. Mentre nel luglio scorso era ricoverato in un letto del Policlinico Gemelli, la sua condizione fisica si è intrecciata con un lutto insopportabile: la morte del figlio Giorgio, che, dopo anni di lotta contro un tumore al cervello, aveva cessato di soffrire. La scomparsa del giovane, avvenuta mentre il padre era in ospedale, ha gettato un’ombra profonda sul campione, il quale aveva più volte confessato, con parole di una sofferenza antica, che «non bisognerebbe sopravvivere ai figli» e che, in quelle circostanze, «così non si sopravvive».

L’ultimo saluto al Foro Italico, tra le sue mura leggendarie

A Nicola Pietrangeli, una delle icone più amate e importanti dello sport italiano, verrà tributato un estremo omaggio mercoledì 3 dicembre 2025 nel luogo che più di ogni altro ha raccontato la sua grandezza. La camera ardente sarà infatti allestita al Foro Italico di Roma, precisamente sul campo a lui intitolato, dove dalle 9 alle 14 chiunque lo desideri potrà portare il proprio saluto a una leggenda che ha insegnato all’Italia a sognare. I funerali, che si svolgeranno nella stessa giornata alle 15, saranno celebrati nella chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio, suggellando un legame profondo con la città che lo aveva adottato e osannato.

Da ragazzo magro di Tunisi a leggenda del tennis: la storia di "er Francia"

C’era un tempo, prima delle vittorie, in cui un ragazzino dalla faccia bruciata dal sole tunisino correva per le strade di Roma, sfidando a tennis i più esperti, spesso per una semplice Coca Cola. Quel giovane, soprannominato “er Francia” per le sue origini, sarebbe diventato colui che ha scritto pagine indelebili nella storia dello sport nazionale. Pietrangeli, la cui carriera è un patrimonio collettivo, incarnava la figura del campione popolare, capace di trascinare le folle con un gioco elegante e una personalità schietta, costruendo un destino che nessun italiano aveva mai raggiunto prima di lui.

My Way, un inno che riflette una vita vissuta senza compromessi

La canzone “My Way”, spesso associata a lui nel ricordo collettivo, ben si adatta a raccontare un’esistenza percorsa sempre seguendo una strada personale. Un brano che, nonostante le riserve di Frank Sinatra che lo considerava autoindulgente, è diventato una colonna sonora ideale per una vita piena, vissuta amando, riso e pianto, ma sempre a modo proprio. Pietrangeli, che ora si è tirata l’ultima tenda, può essere ricordato come un uomo che, guardando indietro, può farlo con commossa soddisfazione per aver percorso tutte le strade in totale autonomia, senza timidezze o compromessi.

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