Il Regno Unito punta sul riarmo con il nuovo piano strategico di Starmer
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Redazione Esteri
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Il governo britannico, guidato dal primo ministro Keir Starmer, ha reso pubblico lo Strategic Defence Review (SDR) del 2025, un documento di 144 pagine che delinea una svolta radicale nella politica di difesa del Regno Unito. Non si tratta di una mera revisione tecnica, bensì di un piano ambizioso che mira a ridefinire il ruolo del paese in uno scenario internazionale sempre più instabile, segnato da tensioni geopolitiche e minacce asimmetriche.
Al centro della strategia, che include 62 raccomandazioni già approvate dall’esecutivo, c’è l’obiettivo dichiarato di «rendere il Regno Unito più sicuro, protetto in patria e forte all’estero». Un proposito che si traduce in un aumento della spesa militare, sia in percentuale sul PIL sia in termini di armamenti, con un focus particolare sulle capacità nucleari e tecnologiche. Tra le priorità, l’acquisizione di dodici sottomarini nucleari d’attacco – sviluppati in collaborazione con Stati Uniti e Australia –, l’implementazione di sistemi d’arma a lungo raggio e investimenti massicci nell’intelligenza artificiale, nel cyberspazio e nella produzione industriale di munizioni.
La scelta di potenziare l’apparato militare viene giustificata dalla necessità di rispondere a quelle che Londra definisce «minacce senza precedenti dai tempi della Guerra Fredda». Si fa riferimento, in particolare, all’aggressività russa – con la guerra in Ucraina che rimane un banco di prova cruciale –, alla crescita militare della Cina, alle provocazioni nucleari di Corea del Nord e Iran, oltre alla costante escalation di attacchi informatici. Non a caso, il concetto chiave del documento è quello di war-fighting readiness, ovvero la preparazione a un conflitto su larga scala, che non viene più considerato un’ipotesi remota ma una possibilità concreta da affrontare con mezzi adeguati.
Tra gli aspetti più significativi del piano c’è l’impegno a fornire all’Ucraina centomila droni, una mossa che conferma il sostegno britannico a Kiev in una fase critica del conflitto. Ma è sul fronte nucleare che il Regno Unito dimostra la volontà di mantenere un ruolo di primo piano: oltre ai sottomarini, il governo prevede di modernizzare l’arsenale esistente, garantendone l’efficienza operativa in uno scenario di crisi.




