Grecia blocca le sanzioni Russia dell’Ue e chiede una deroga sul GNL
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Redazione Esteri
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La Grecia blocca le sanzioni Russia dell’Unione europea chiedendo una modifica al divieto sul gas naturale liquefatto russo previsto dal nuovo pacchetto di misure contro Mosca. A fermare il percorso di approvazione delle nuove restrizioni è stato il veto del Paese, che ha chiesto di rivedere la parte relativa al GNL prodotto o commercializzato dalla Russia. La decisione arriva mentre Bruxelles lavora all’approvazione di una nuova tornata di sanzioni e mette in evidenza le difficoltà interne all’Ue nel trovare un accordo sulle misure economiche legate al conflitto.
Il veto della Grecia sul divieto di GNL russo
La posizione di Atene riguarda il divieto europeo che impedirà l’“acquisto, importazione o trasferimento, diretto o indiretto” di GNL che abbia origine in Russia o sia esportato dalla Russia. La misura, concordata lo scorso anno, dovrebbe entrare pienamente in vigore il 1º gennaio 2027, ma la Grecia ha chiesto un’esenzione prima della sua applicazione completa. Il Paese ha motivato la richiesta con il peso del settore del trasporto marittimo e con il ruolo della propria flotta mercantile, considerata la più grande al mondo, nel comparto del gas naturale liquefatto.
Secondo quanto evidenziato dai funzionari greci a Bruxelles, il divieto sul GNL russo potrebbe penalizzare il settore economico nazionale senza produrre un danno significativo alla Russia. La Grecia ha infatti sottolineato il rischio di lasciare spazio ad altri competitori internazionali nel trasporto del gas liquefatto, mentre il Paese perderebbe una parte della propria attività collegata al commercio energetico. Il veto ha portato allo slittamento della riunione dedicata al nuovo pacchetto di sanzioni al 23 luglio, rallentando il processo decisionale europeo.
Le difficoltà dell’Ue sul nuovo pacchetto di sanzioni
Il blocco greco si inserisce in un percorso già complesso per l’approvazione del 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Le misure europee hanno incontrato opposizioni da parte di alcuni Paesi, tra cui Italia, Germania e Grecia, in un contesto segnato da oltre quattro anni di conflitto e da venti pacchetti di ritorsioni già adottati. Le restrizioni hanno avuto effetti anche sulle economie europee, con flussi commerciali congelati, eccezioni legate ad alcuni canali alternativi e la necessità per i governi di individuare nuovi percorsi per l’approvvigionamento energetico.
La questione del GNL russo rappresenta quindi uno dei punti più delicati del confronto tra gli Stati membri. La Grecia ha espresso la propria contrarietà non per una presa di posizione ideologica, ma in relazione agli effetti economici che il divieto potrebbe avere sul settore marittimo e sul trasporto energetico. La richiesta di modifica riguarda un ambito specifico delle nuove sanzioni e si aggiunge alle difficoltà già emerse nel coordinamento europeo sulle misure contro Mosca.
Le nuove misure europee contro il complesso militare russo
Parallelamente al confronto sul nuovo pacchetto, il Consiglio dell’Unione europea ha deciso il 17 luglio di imporre misure restrittive a un individuo e a cinque entità del complesso industriale-militare russo. Le sanzioni sono state adottate alla luce della continua e crescente aggressione della Russia contro l’Ucraina, compresi gli attacchi a Kiev nelle notti del 1 e 5 luglio 2026 e la campagna militare contro infrastrutture civili. Secondo il Consiglio europeo, i soggetti coinvolti sono collegati alla produzione di droni.
Il nuovo intervento del Consiglio si affianca al percorso più ampio delle sanzioni europee contro Mosca, mentre gli Stati membri continuano a discutere modalità e conseguenze delle restrizioni. La posizione della Grecia introduce un ulteriore elemento di confronto sul fronte energetico, legato al divieto sul GNL russo e al ruolo dei Paesi che operano nel trasporto internazionale del gas liquefatto.




