Ventunesimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia, ok politico tra deroghe e compromessi
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Redazione Esteri
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Gli ambasciatori dei Ventisette Stati membri, riuniti questa mattina in sede di Coreper – il comitato dei rappresentanti permanenti presso l'Unione europea –, hanno raggiunto un accordo politico sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Un via libera che arriva al termine di un negoziato durato un mese e mezzo, dopo che la proposta iniziale della Commissione europea, risalente allo scorso 9 giugno, era stata più volte rimessa sul tavolo per cercare di conciliare gli interessi, talvolta divergenti, dei singoli Stati membri.
Si tratta, come riferito da un alto funzionario Ue, del pacchetto che contiene il maggior numero di sanzioni individuali rispetto a qualsiasi altro provvedimento adottato negli ultimi quattro anni, un risultato che mira a mantenere alta la pressione sull'economia di Mosca e a dimostrare il sostegno all'Ucraina.
Il punto sul price cap del petrolio russo
Il nodo economicamente più rilevante, sul quale si è giocata una parte significativa della partita, riguarda il tetto al prezzo del greggio russo. L'Unione europea ha infatti deciso di congelare per dodici mesi l'attuale massimale, fissato a 44,10 dollari al barile, sospendendo di fatto il meccanismo di adeguamento automatico che, in un contesto di volatilità dei mercati energetici dovuto anche ad altre crisi internazionali, avrebbe potuto comportare un suo rialzo.
Questa scelta, come spiegato da un alto funzionario europeo, è stata dettata dall'obiettivo di privare la Russia di ingenti entrate petrolifere in un momento in cui le quotazioni globali sono soggette a forti oscillazioni. Va ricordato che il price cap, parte integrante delle sanzioni già dal diciottesimo pacchetto, era stato abbassato da 60 a 47,60 dollari al barile grazie all'introduzione di un meccanismo dinamico che garantisce che il limite sia sempre inferiore del 15% rispetto al prezzo medio di mercato del greggio Urals nel periodo di riferimento.
Le deroghe sul Gnl e il ruolo della Grecia
Uno degli ostacoli principali che ha bloccato l'approvazione del pacchetto nelle scorse settimane è stato il fronte greco, da sempre attento a tutelare gli interessi del suo potente settore marittimo. Atene si era opposta con forza al divieto, proposto dalla Commissione, di trasportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi, sostenendo che una misura così rigida avrebbe finito per danneggiare le compagnie europee, a vantaggio degli operatori asiatici e cinesi, senza intaccare realmente i ricavi di Mosca.
Il compromesso che ha sbloccato la situazione è stato un'esenzione, rinnovabile annualmente e soggetta a revisione da parte del Consiglio, limitata ai soli contratti conclusi prima del 24 febbraio 2022, data dell'invasione russa dell'Ucraina. In questo modo, gli operatori che avevano già in essere accordi precedenti al conflitto potranno continuare a operare, ma ogni ampliamento di queste attività da parte delle società europee sarà rigorosamente circoscritto.
Banche, criptovalute e flotta ombra
Oltre alle misure sull'energia, il nuovo pacchetto di sanzioni colpisce in modo trasversale diversi settori dell'economia russa. Sono state inserite nella lista nera dell'Ue altre 32 banche russe, che saranno soggette al divieto di transazioni con operatori europei. Per la prima volta, vengono inoltre prese di mira le società di criptovalute, un canale sempre più utilizzato per aggirare i circuiti finanziari tradizionali e trasferire capitali.
Sul fronte marittimo, l'attenzione si concentra sulla cosiddetta "flotta ombra", le centinaia di petroliere che Mosca utilizza per eludere le sanzioni sul trasporto del petrolio, spesso battendo bandiere di Paesi terzi e adottando pratiche di navigazione irregolari. Il pacchetto prevede l'estensione delle sanzioni a una trentina di imbarcazioni, che vanno ad aggiungersi alle oltre 630 già presenti nella lista nera dell'Ue.
Le misure ridimensionate: visti e pesce
Come spesso accade nei negoziati tra i Ventisette, molte delle misure inizialmente proposte dalla Commissione sono state ridimensionate per tenere conto delle sensibilità nazionali. Il divieto di rilascio di visti per i veterani russi, caldeggiato in particolare dalle repubbliche baltiche, è stato circoscritto ai soli combattenti direttamente coinvolti nelle operazioni militari e limitato ai visti di breve durata, dopo le obiezioni di Paesi come Francia, Grecia e Italia, che hanno un'industria turistica di rilievo.
Un altro capitolo che ha creato frizioni è stato il piano per eliminare gradualmente le importazioni di pesce dalla Russia. La forte opposizione della Germania, la cui industria dei bastoncini di pesce surgelati dipende in larga parte dal merluzzo russo, e del Portogallo, che importa il suo iconico bacalhau, ha portato a un significativo indebolimento della misura.




