Ue divisa sul 21esimo pacchetto di sanzioni alla Russia; cresce l'import di Gnl in vista del bando del 2027
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Redazione Esteri
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Il tentativo dell'Unione Europea di approvare il 21esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia si è infranto contro le divisioni tra gli Stati membri, in una giornata, quella del 15 luglio, che segna anche la scadenza per la revisione automatica del price cap sul petrolio russo. Nonostante la volontà politica di inasprire la pressione su Mosca, le resistenze di alcuni Paesi, che pongono i propri interessi economici davanti all'unità del blocco, hanno reso impossibile il raggiungimento di un accordo, rinviando l'approvazione delle nuove misure a data da destinarsi.
L'impasse arriva mentre l'Europa si avvicina a una scadenza cruciale, quella del 2027, che segnerà il bando definitivo all'importazione di gas naturale liquefatto (GNL) russo, un passaggio che molti temono possa avere conseguenze significative sul mercato energetico continentale, nonostante gli Stati Uniti e la stessa Ue abbiano ribadito il sostegno a Kiev.
Le trattative in stallo e il rinvio del pacchetto sanzionatorio
I lavori per il 21esimo pacchetto di sanzioni si sono arenati a Bruxelles, dove gli ambasciatori dei 27 Paesi membri non sono riusciti a trovare la quadra. La riunione, che si è tenuta alla vigilia della scadenza del price cap, non ha prodotto il risultato sperato e le trattative sono state rinviate alla prossima settimana. A confermare lo stallo è stato un diplomatico di alto livello, il quale ha spiegato che l'incontro si è concluso senza un accordo e che i negoziati proseguiranno.
Una situazione che rivela un crescente scollamento all'interno dell'Unione, con gli Stati membri sempre più restii a sacrificare le proprie economie in nome di una politica estera comune, come sottolineato dal ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys, che ha parlato di un "profondo divario" emerso già a partire dal ventesimo pacchetto di sanzioni.
Le concessioni e i nodi irrisolti per l'accordo
Per cercare di sbloccare l'impasse, la Commissione Europea è stata costretta a rivedere la bozza del pacchetto, operando dei tagli significativi alle proposte iniziali. Tra le misure più controverse, e che hanno causato l'opposizione di alcuni Stati, la bozza prevedeva di colpire con sanzioni il patriarca Kirill e il magnate del petrolio Vagit Alekperov.
L'idea di includere queste personalità di spicco nella lista nera ha incontrato la ferma opposizione di alcuni governi, portando infine al loro accantonamento, così come la proposta di vietare le importazioni di determinati prodotti ittici russi come merluzzo e pollock. Nonostante questi aggiustamenti, il consenso è rimasto un miraggio. Fonti vicine ai negoziati hanno rivelato che l'Austria ha posto il veto sulle misure che minacciano la società di investimenti russa Rasperia, coinvolta in una disputa legale con una filiale della Raiffeisen Bank.
Allo stesso modo, Grecia, Cipro e Malta si sono opposte a qualsiasi restrizione al trasporto marittimo di GNL russo, un settore vitale per le loro economie.
La Cina si oppone alle nuove sanzioni Usa sul petrolio russo
Nel frattempo, il fronte esterno dell'embargo si complica con le nuove iniziative degli Stati Uniti. La Cina ha espresso la sua "ferma contrarietà" a un disegno di legge statunitense, sostenuto dal presidente Donald Trump, che prevede sanzioni per gli acquirenti di petrolio russo. La proposta, annunciata da un gruppo bipartisan di senatori che hanno ottenuto il via libera dalla Casa Bianca, potrebbe colpire pesantemente le importazioni di greggio da Mosca, uno dei pilastri dell'economia russa.
Un'iniziativa che, se approvata, rischierebbe di inasprire le tensioni tra Washington e Pechino, creando ulteriori fratture nel contesto geopolitico globale.
L'appello di Tsikhanouskaya e il "Drone Deal" tra Ue e Ucraina
In questo clima di incertezza sulle sanzioni, arriva invece un chiaro messaggio di fermezza dalla leader dell'opposizione bielorussa, Sviatlana Tsikhanouskaya, che ha lanciato un appello all'Unione Europea affinché mantenga alta la pressione sul regime di Aleksandr Lukashenko. In un'intervista, Tsikhanouskaya ha ribadito la necessità di continuare con le sanzioni e l'isolamento politico di Minsk, sostenendo al contempo la società civile e i media indipendenti bielorussi.
La leader in esilio, che ha fondato un governo ombra a Varsavia, ha sottolineato come la politica di pressione stia funzionando e come allentarla sarebbe un'illusione, dato che il leader bielorusso non si distaccherà mai da Mosca. Le sue parole giungono mentre il regime di Lukashenko, con una mossa che alcuni vedono come un tentativo di normalizzare i rapporti con l'Occidente, ha recentemente concesso la grazia a 28 prigionieri politici.
Sul fronte del sostegno militare, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha siglato con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il cosiddetto "Drone Deal" a Kiev. L'accordo prevede una sinergia industriale per la produzione di droni e sistemi anti-drone entro il 2026, con l'obiettivo ambizioso di estendere la cooperazione ai missili antibalistici entro il 2028.




