Cisgiordania, coloni incendiano due moschee e imbrattano i muri con scritte antisemite

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore della notte, tra lunedì e martedì, un gruppo di coloni israeliani ha fatto irruzione nei villaggi palestinesi di Jaljulia e Mazraa al-Nubani, situati a nord di Ramallah, appiccando il fuoco all'ingresso di due moschee e imbrattando le loro facciate con scritte razziste e incitanti all'odio.

Secondo le prime ricostruzioni, fornite dall'agenzia di stampa palestinese Wafa e successivamente rilanciate dai media israeliani come Yedhiot Ahronot, gli aggressori hanno agito indisturbati, cospargendo di benzina le mura esterne e la sala delle abluzioni di uno degli edifici sacri, prima di dare alle fiamme gli pneumatici accatastati per alimentare il rogo.

La dinamica dell'accaduto, immortalata in alcuni filmati amatoriali diffusi sui social network, mostra il momento in cui i militanti si allontanano dopo aver lasciato la loro firma: scritte in ebraico come "Vendetta" e "Notte delle moschee".

La notte del terrore e la furia degli incendi

L'attacco, che ha avuto come epicentro il villaggio di Jaljilya, ha colto nel sonno la famiglia del custode della moschea, la cui abitazione è adiacente alla sala delle abluzioni. Come raccontato dagli stessi residenti alle autorità locali, la deflagrazione provocata dalle fiamme ha destato il padre di famiglia, che si è trovato immediatamente circondato dal fumo e dal fuoco, temendo per la vita della moglie e della figlia di due anni addormentate nella stanza accanto.

Sulle pareti annerite dell'edificio, gli assalitori hanno lasciato messaggi intimidatori e slogan inneggianti alla "vittoria". I pompieri palestinesi, giunti sul posto coadiuvati dagli stessi abitanti del villaggio, sono riusciti a domare le fiamme solo dopo diverse ore di lavoro, limitando i danni alla struttura ma non potendo cancellare il segno profondo lasciato dalla violenza.

Scontri con i residenti e l'intervento dell'esercito

La tensione, nel frattempo, è rapidamente degenerata quando un gruppo di residenti ha tentato di opporsi ai coloni, ingaggiando con loro un confronto diretto che ha attirato l'attenzione dei militari israeliani. Secondo le fonti locali, le forze dell'esercito, che pure hanno il compito di presidiare l'area, sono intervenute per disperdere la folla, facendo uso di gas lacrimogeni e granate stordenti contro i palestinesi che cercavano di proteggere i luoghi di culto. L'episodio, che non ha purtroppo causato vittime tra i civili, si inserisce in un contesto di crescenti tensioni e violenze che, come documentato dall'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), vedono i coloni israeliani protagonisti di una recrudescenza di attacchi quotidianamente perpetrati ai danni delle comunità palestinesi.

La condanna delle autorità palestinesi e la reazione internazionale

La gravità dell'accaduto ha immediatamente suscitato la condanna ufficiale del ministero degli Esteri palestinese, che ha stigmatizzato i due eventi come "crimini terroristici" mirati a provocare i sentimenti dei fedeli, denunciando al contempo il ruolo centrale dell'ideologia coloniale nell'incitamento all'odio e al razzismo. La stessa autorità ha sottolineato come la sistematica impunità di cui godono questi gruppi estremisti, spesso protetti dalle forze di occupazione, rappresenti il principale incentivo per la continuazione di tali violenze.

La condanna, peraltro, non è rimasta confinata ai soli territori palestinesi, ma ha trovato eco in una dichiarazione congiunta dei ministri degli Esteri di otto paesi arabi e islamici, tra cui Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Indonesia, Pakistan, Egitto e Turchia, che hanno espresso il loro fermo rifiuto per questi atti, considerandoli una chiara violazione del diritto internazionale e della sacralità dei luoghi di culto, e hanno esortato la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità per fermare questa pericolosa escalation.

Un bilancio di violenza in un territorio già segnato dal conflitto

L'attacco incendiario alle due moschee rappresenta l'ultimo, preoccupante, capitolo di un'intensificazione degli scontri che sta insanguinando la Cisgiordania, dove la presenza di oltre mezzo milione di coloni israeliani, insediati in villaggi considerati illegali dal diritto internazionale, alimenta uno stato di conflitto permanente con la popolazione palestinese.

La scelta di colpire i luoghi di culto, in particolare, segna un ulteriore salto di qualità nella strategia intimidatoria, volta a minare non solo la sicurezza fisica ma anche l'identità culturale e spirituale delle comunità. Le indagini, al momento, sono ancora in corso per risalire ai responsabili materiali dell'accaduto, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione l'incapacità di porre un freno a una spirale di odio che rischia di minare definitivamente ogni prospettiva di una convivenza pacifica nell'area.

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