Carini, la doppia morte senza segreti: un malore stronca due amici

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una porta chiusa che non rispondeva, il silenzio carico di inquietudine, e poi la macabra scoperta, venerdì pomeriggio, nell’appartamento di via Gargagliano a Carini. I vigili del fuoco, chiamati all’intervento dopo l’allarme lanciato da familiari e vicini, hanno fatto irruzione trovando i corpi senza vita dei due amici, Giuseppe Manicioto di 68 anni e Vincenzo Lo Presti di 69. La scena che si è presentata agli occhi degli soccorritori parlava di una fine improvvisa e ravvicinata nel tempo: uno dei due, Vincenzo Lo Presti, giaceva nel soggiorno, con in mano l’inalatore per l’asma che lo accompagnava nella quotidianità; l’altro, Giuseppe Manicioto, era riverso sul letto.

L’ipotesi iniziale e lo snodo delle indagini

L’assenza di segni evidenti di effrazione o di un disordine che lasciasse pensare a una colluttazione aveva inizialmente orientato gli investigatori dei carabinieri, subito intervenuti sul posto, verso una possibile intossicazione da monossido di carbonio. Questa pista, che spesso si affaccia in casi del genere, soprattutto durante i mesi più freddi, è stata però esclusa con relativa rapidità dalle verifiche tecniche, lasciando campo aperto a un interrogativo ancor più crudo sulla scomparsa pressoché simultanea dei due uomini.

L’accertamento del medico legale e la verità delle cause naturali

È stato il riscontro del medico legale, giunto per l’ispezione sui cadaveri, a chiarire definitivamente la dinamica, confermando quanto già il contesto suggeriva. I corpi, infatti, non presentavano lesioni di sorta, né segni riconducibili a un avvelenamento, escludendo così anche l’ipotesi di un atto doloso. La morte, secondo le prime conclusioni peritali, sarebbe sopraggiunta per cause naturali, dovuta a un malore che ha colpito entrambi in rapida successione, spegnendo le loro vite nell’intimità domestica.

Una vicenda che si chiude senza misteri

La conclusione delle indagini, dunque, restituisce alla tragedia una dimensione di fatalità privata, sciogliendo i dubbi iniziali che avevano circondato il ritrovamento. Non c’è, in questo episodio, il retrogusto amaro di un delitto o di una fatalità evitabile legata a impianti difettosi, ma solo l’asprezza di un evento imprevedibile che ha stroncato due vite legate da amicizia. Le forze dell’ordine, accertata l’assenza di elementi che potessero far pensare a una condotta criminale, hanno archiviato il caso, confermando che si è trattato di una triste fatalità.

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