Roseto degli Abruzzi, un malore stronca un ciclista di 51 anni sul lungomare

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una morte improvvisa e silenziosa, che ha trasformato una normale pedalata lungo il mare in una tragedia, ha spezzato ieri nel primo pomeriggio la vita di Cristiano Pisciella, cinquantunenne operaio del settore tessile. L’uomo, che dopo aver lavorato nel maglificio Gran Sasso di Roseto si era trasferito nello stabilimento di Sant’Egidio, stava percorrendo in bicicletta il tratto ciclopedonale del lungomare sud, in prossimità del lido La Tartaruga, quando è stato colto da un malore fulminante. Secondo quanto ricostruito dagli agenti della polizia municipale, intervenuti sul posto dopo la chiamata di allarme di un passante scattata intorno alle 14:30, Pisciella ha prima poggiato la bicicletta e si è seduto sul muretto che costeggia la pista, per poi accasciarsi al suolo senza un apparente motivo.

I soccorsi e la morte sul colpo

Nonostante la rapidità degli interventi, con l’arrivo dei sanitari del 118 e del mezzo India di Roseto, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Le manovre di rianimazione cardiopolmonare, tentate con tempestività dai soccorritori, si sono rivelate purtroppo vane: il decesso, come riferito dalle prime informazioni, sarebbe avvenuto sul colpo, a causa di un arresto cardiocircolatorio che non ha lasciato scampo. La scena, subito presidiata dalle forze dell’ordine, ha restituito l’immagine di una normalità bruscamente interrotta, con la bicicletta lasciata lì, muto testimone di un’esistenza stroncata in un attimo, mentre sul lungomare l’attività balneare procedeva ignara.

Il ricordo di un uomo conosciuto e stimato

Cristiano Pisciella non era, però, semplicemente un ciclista colto da un destino avverso durante una passeggiata. A Roseto era una figura ben conosciuta e profondamente stimata, la cui vita si articolava tra il lavoro, una passione viscerale per il basket – era un tifosissimo del Roseto basket – e, soprattutto, un generoso impegno nel volontariato. Si dedicava, infatti, come clown terapeuta, a portare un po’ di leggerezza e di conforto nei reparti ospedalieri, regalando sorrisi a pazienti oncologici, siano essi bambini o adulti, in diverse strutture della regione Abruzzo. Una dimensione, questa, che lo descrive forse più di qualsiasi altra cosa, dipingendo il ritratto di un uomo che agli altri donava parte del proprio tempo e della propria allegria.

Le indagini e il vuoto lasciato

Sul caso, le autorità competenti non hanno aperto alcuna inchiesta particolare, trattandosi di un evento ascrivibile a cause naturali, e hanno provveduto a disporre il trasferimento della salma per gli accertamenti del caso. Quello che resta, oltre alla bicicletta solitaria e al punto segnato sul lungomare, è il vuoto improvviso in una cerchia familiare e in una rete di conoscenti, colleghi e persone che hanno incrociato il suo cammino, sia nelle tribune della pallacanestro sia nei corridoi degli ospedali. Una storia che si interrompe senza preavviso, lasciando il segno di una normalità che può essere tragicamente effimera.

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