Addio a Pietro Ghislandi, il ventriloquo che incantò l’Italia con la sua ironia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si è spento a Bergamo, sua città natale, Pietro Ghislandi, artista poliedrico e indimenticabile maestro della risata, che ha lasciato un segno profondo nel mondo dello spettacolo italiano. Aveva 68 anni e da tempo lottava contro una malattia, come riportato da L’Eco di Bergamo, che ne aveva seguito la carriera con attenzione. Nato il 19 aprile 1957, Ghislandi aveva esordito come mimo e ventriloquo, conquistando il pubblico con il pupazzo Sergio, divenuto il simbolo della sua comicità raffinata e intelligente.
Bruno Bozzetto, suo amico fin dagli anni Settanta, lo ha ricordato con affetto e ammirazione: «Era spiritoso, imprevedibile, capace di battute fulminanti, a volte dissacranti». Ghislandi, che si vantava – a ragione – di non muovere neppure un muscolo mentre prestava la voce ai suoi personaggi, era un virtuoso dell’arte ventriloqua, tanto da sostituire persino la voce della “Linea” di Osvaldo Cavandoli. «Con lui si spegne una luce magica», ha aggiunto Bozzetto, sottolineando come fosse impossibile cenare in sua compagnia senza scoppiare a ridere.
La sua carriera, che spaziava dal teatro al cinema, dalla radio alla pubblicità, lo ha visto collaborare con grandi nomi, tra cui Leonardo Pieraccioni, che lo ha spesso voluto nei suoi film. Ghislandi, però, non era solo comicità: aveva affrontato anche ruoli drammatici, dimostrando una versatilità rara. Il suo esordio televisivo risale a Fantastico 7, accanto a Pippo Baudo, ma è stato soprattutto attraverso i cortometraggi e i mediometraggi con Bozzetto che ha mostrato il suo talento di attore e doppiatore.




