Ondata di attacchi statunitensi sullo Yemen: escalation nel conflitto con gli Houthi
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Redazione Esteri
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Le forze del US Central Command (CENTCOM) hanno intensificato la pressione militare nello Yemen, lanciando un’operazione su larga scala contro gli Houthi, gruppo ribelle sostenuto dall’Iran, nella notte tra il 14 e il 15 marzo. Gli attacchi, definiti di precisione, hanno preso di mira obiettivi strategici in diverse aree del Paese, con l’obiettivo dichiarato di proteggere gli interessi americani, dissuadere ulteriori aggressioni e garantire la libertà di navigazione nelle acque internazionali. Questa mossa arriva in un momento di crescente tensione nella regione, dove il controllo delle rotte marittime, in particolare quelle del Mar Rosso, rappresenta un nodo cruciale per gli equilibri geopolitici.
Secondo fonti ufficiali, i raid aerei hanno colpito duramente le fila degli Houthi, causando la morte di numerosi leader del movimento. Michael Waltz, consigliere per la sicurezza nazionale, ha confermato che gli Stati Uniti hanno agito con “forza schiacciante”, sottolineando come l’operazione rappresenti anche un monito all’Iran, accusato di fornire sostegno militare e logistico ai ribelli yemeniti. “Quando è troppo, è troppo”, ha dichiarato Waltz, ribadendo la richiesta americana a Teheran di cessare il suo appoggio alle milizie che minacciano il traffico navale internazionale.
Il bilancio delle vittime, secondo il Ministero della Sanità yemenita, è pesante: almeno trenta morti e 101 feriti, numeri che rischiano di alimentare ulteriormente il clima di instabilità nella regione. Le incursioni, che hanno preso di mira principalmente infrastrutture militari e logistiche degli Houthi, hanno suscitato una forte reazione da parte dell’Iran. Il generale Hossein Salami, comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha dichiarato che Teheran non resterà inerme di fronte a eventuali attacchi diretti, lasciando intendere una possibile escalation delle ostilità.
L’intervento americano, autorizzato dall’ex presidente Donald Trump, rappresenta una significativa intensificazione del conflitto in Yemen, Paese già devastato da anni di guerra civile e crisi umanitaria. Gli Houthi, che controllano ampie porzioni del territorio yemenita, tra cui la capitale Sana’a, sono stati accusati di aver minacciato ripetutamente le navi mercantili occidentali nel Mar Rosso, un passaggio vitale per il commercio globale. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno ribadito il loro impegno a garantire la sicurezza delle rotte marittime, intervenendo con una strategia che mira a indebolire le capacità operative dei ribelli.
Mentre le operazioni militari proseguono, il contesto regionale rimane estremamente volatile. L’Iran, da tempo alleato degli Houthi, ha condannato gli attacchi statunitensi, definendoli un’ingerenza inaccettabile negli affari interni dello Yemen. D’altra parte, Washington continua a sostenere che il proprio intervento sia giustificato dalla necessità di proteggere gli interessi nazionali e quelli dei partner internazionali, in un’area strategica per gli equilibri globali.




