Yemen, sale a 53 il bilancio delle vittime dei bombardamenti statunitensi
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Redazione Esteri
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Il bilancio delle vittime dei bombardamenti aerei condotti dagli Stati Uniti nello Yemen, iniziati nella notte tra il 14 e il 15 marzo, ha raggiunto quota 53. Tra i morti, secondo quanto riferito dal movimento politico-militare degli Houthi, noti anche come Ansarallah, ci sarebbero cinque bambini e due donne, mentre i feriti accertati sono 98. Gli attacchi, che hanno preso di mira decine di obiettivi nelle aree controllate dai ribelli, sono stati definiti dagli Houthi come un "crimine di guerra", soprattutto dopo che un ospedale oncologico sarebbe stato colpito durante le operazioni.
Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno giustificato l’offensiva come una risposta necessaria per garantire la sicurezza delle rotte marittime internazionali, minacciate dalle azioni dei ribelli. "Nessuna forza terroristica impedirà alle navi commerciali e navali americane di navigare liberamente sulle vie d’acqua del mondo", ha dichiarato il presidente Donald Trump, sottolineando la volontà di proseguire con una campagna militare su larga scala.
Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno reagito rivendicando un secondo attacco contro un gruppo di portaerei statunitensi, definendolo una rappresaglia per i raid americani. Questo scambio di colpi rappresenta l’ultimo capitolo di un conflitto che, dal 2015, vede gli Houthi opporsi al governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, appoggiato da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita.
Le operazioni militari statunitensi, che sembrano segnare un’intensificazione dell’impegno americano nello Yemen, hanno sollevato critiche e preoccupazioni per le conseguenze umanitarie. Le Nazioni Unite, in passato, hanno più volte denunciato il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione yemenita, già stremata da anni di guerra, carestie e crisi sanitarie.
Mentre il conflitto continua a mietere vittime, le accuse reciproche tra Washington e gli Houthi si susseguono senza sosta. Da un lato, gli Stati Uniti insistono sulla necessità di proteggere gli interessi strategici nella regione, dall’altro i ribelli yemeniti denunciano una violazione del diritto internazionale, con particolare riferimento alla presunta distruzione di infrastrutture civili.




