Raid Usa nello Yemen: salgono a 80 le vittime, mentre a Gaza proseguono i bombardamenti
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Redazione Esteri
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Il bilancio dell’attacco aereo statunitense contro il terminal petrolifero di Ras Issa, nello Yemen, è cresciuto ad almeno 80 morti, secondo quanto dichiarato dai ribelli Houthi, che controllano ampie porzioni del Paese. L’operazione, condotta giovedì, aveva l’obiettivo di interrompere i rifornimenti e il flusso di finanziamenti al gruppo, come spiegato dal Pentagono. Anees Alasbahi, portavoce del ministero della Sanità degli Houthi, ha sottolineato che i soccorsi sono ancora in corso tra le macerie del porto sul Mar Rosso, lasciando intendere che il numero delle vittime potrebbe ulteriormente aumentare.
Intanto, il conflitto tra Israele e Hamas ha superato i 560 giorni, con ripercussioni che si estendono a Libano, Siria e Iran. Nella Striscia di Gaza, nuovi raid israeliani hanno provocato almeno 22 morti nell’ultimo attacco, secondo fonti locali. Le trattative per una tregua, dopo il rifiuto iniziale di Hamas alla proposta israeliana, non sarebbero però interrotte: due fonti palestinesi coinvolte nei negoziati hanno confermato ad Al-Sharq, emittente saudita, che i colloqui proseguono, nonostante le posizioni distanti.
A Gaza City e nel nord della Striscia, dove si concentrano gli scontri più violenti, le vittime degli ultimi bombardamenti sono state almeno 70 in 24 ore, come riportato da Al Jazeera citando fonti mediche locali. Gli attacchi hanno colpito anche Khan Younis e Rafah, nel sud, nonostante queste aree fossero state presentate come "zone sicure" per i civili in fuga. La situazione umanitaria, già disperata, peggiora di ora in ora, con ospedali al collasso e la popolazione ridotta alla fame.




