Raid Usa in Yemen, si cercano corpi sotto le macerie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Nella provincia di Saada, nello Yemen settentrionale, le operazioni di soccorso proseguono tra le macerie lasciate dai raid aerei statunitensi, che hanno colpito duramente l’area nel corso del fine settimana. Le immagini diffuse dai ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, mostrano edifici ridotti in polvere e strade disseminate di detriti, mentre i soccorritori tentano di recuperare i corpi delle vittime. Secondo fonti locali, il bilancio provvisorio parla di oltre 50 morti e un centinaio di feriti, molti dei quali civili, tra cui donne e bambini.
Gli attacchi, ordinati dal presidente statunitense Donald Trump, sarebbero stati mirati a colpire figure di spicco delle milizie Houthi, considerate una minaccia per la stabilità regionale e alleate di Teheran. Washington ha giustificato l’operazione come una risposta necessaria alle crescenti minacce poste dai ribelli, che controllano ampie porzioni del territorio yemenita, inclusa la capitale Sana’a. Tuttavia, le conseguenze sul piano umanitario appaiono devastanti, con intere famiglie sepolte sotto le macerie e ospedali locali al collasso per l’afflusso di feriti.
Nonostante la ferocia dei raid, gli Houthi hanno reagito con determinazione, rivendicando un secondo attacco in 24 ore contro la portaerei USS Harry S. Truman, di stanza nel Mar Rosso. Secondo il portavoce militare delle milizie, il generale Yahya Saree, l’operazione è stata condotta con 18 missili balistici e da crociera, supportati da droni, e rappresenta una rappresaglia per i 47 attacchi aerei statunitensi che hanno colpito le aree sotto il loro controllo. La portaerei, scortata da navi da guerra, è stata presa di mira nel Mar Rosso settentrionale, in una zona strategica per il controllo dei traffici marittimi.
La situazione in Medio Oriente, già tesa a causa del conflitto tra Israele e Hamas, rischia di degenerare ulteriormente con l’apertura di un nuovo fronte nello Yemen. Le tensioni tra Washington e Teheran, che sostiene apertamente gli Houthi, potrebbero inasprire gli equilibri regionali, già compromessi da anni di guerra civile yemenita. Intanto, in Israele è stata dichiarata la massima allerta, mentre il re giordano Abdallah è atteso oggi in Italia per un incontro con il presidente Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni, in un contesto diplomatico che cerca di contenere le possibili escalation.




