Wake up dead man, il nuovo giallo di Benoit Blanc tra enigmi e dubbi necessari
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il detective più eccentrico del cinema torna a indagare, spostando la sua attenzione dagli agi di facoltosi eredi agli ambienti claustrofobici di una chiesa, scenario classico per un delitto che si presenta come un enigma della camera chiusa. Daniel Craig, nel ruolo dell’investigatore Benoit Blanc, affronta una nuova sfida in “Wake up dead man”, terzo capitolo della saga ideata da Rian Johnson per Netflix, la cui uscita è prevista per il 12 dicembre. Il regista, la cui padronanza del genere giallo è stata ampiamente riconosciuta, costruisce una trama che si riallaccia esplicitamente alla tradizione di Agatha Christie, proponendo un mistero che, stando alle anticipazioni, si rivela quasi irrisolvibile per l’astuto detective.
Il dubbio come antidoto all’impotenza
In un’intervista, Rian Johnson e Josh O’Connor hanno fornito una chiave di lettura che va oltre l’intrattenimento, collegando la struttura del mystery a una riflessione sull’attualità. “Nel mondo di oggi ci sono davvero molte cose per cui essere arrabbiati”, hanno osservato, sottolineando come il paradosso risieda nel fatto che, pur essendo costantemente connessi, si finisca per rinchiudersi in sicurezze individuali, isolandosi con i propri dispositivi. Questa rabbia, spesso indirizzata verso persone mai incontrate, contribuirebbe a un senso di impotenza generalizzato, una condizione che, come hanno notato, permette a certi individui di ascendere al potere. Da qui, l’importanza del dubbio sistematico, esercizio che il personaggio di Blanc incarna alla perfezione: “Credo che sia vitale mettere in discussione tutto, soprattutto sé stessi”, hanno affermato, aggiungendo che “più si è sicuri di qualcosa e più si dovrebbe dubitarne”. Un principio che diventa motore narrativo, trasformando ogni indagine non solo nella caccia a un colpevole, ma in un necessario esercizio di scetticismo.
Un set che è un omaggio al genere
Dopo il maniero patriarcale del primo film e l’isola privata del secondo, la scelta di ambientare la nuova vicenda in una chiesa non è casuale, ma rappresenta un deliberato omaggio ai capisaldi del mystery letterario, un luogo che evoca segreti, rituali e una solennità perfetta per celare un crimine. La produzione, del resto, conferma la volontà di Johnson di esplorare e rinnovare i topoi del genere, dimostrando una conoscenza enciclopedica che gli permette di muoversi con disinvoltura tra cliché e innovazione. La partecipazione di un cast che include Josh Brolin, nel ruolo di un monsignore dal carattere ambiguo, promette di arricchire la galleria di personaggi sospetti e bizzarri che popolano l’universo di Knives Out, ciascuno dei quali porta con sé motivazioni e retroscena da svelare.
Il fascino di un mistero ben costruito
La saga, che ha conquistato il pubblico con il suo mix di humour e suspance, sembra dunque consolidare la propria formula, basata su un detective fuori dagli schemi e su trame intricate che premiano l’attenzione dello spettatore. L’arrivo di “Wake up dead man” su Netflix conferma l’interesse della piattaforma per un intrattenimento di qualità che unisce il piacere del rompicapo a una sottile osservazione sociale, senza bisogno di ricorrere a espliciti contenuti di cronaca nera, ma piuttosto concentrandosi sull’analisi psicologica e sulla meccanica dell’indagine. Il successo dei precedenti capitoli lascia presupporre che anche questo nuovo mistero saprà coinvolgere, lasciando fino all’ultimo il pubblico a interrogarsi sulle reali dinamiche del delitto e sulla identità dell’assassino, in un gioco di specchi dove nulla è come sembra.




