Libano, 18 morti in 24 ore: raid e droni non fermano la tregua

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In Libano il bilancio delle ultime 24 ore parla di 18 morti e 124 feriti negli attacchi israeliani, mentre sul terreno continuano bombardamenti, raid e lanci di droni nonostante la proroga di 45 giorni del cessate il fuoco tra Beirut e Israele. I dati sono stati diffusi dal ministero della Salute libanese, in un quadro che continua a deteriorarsi soprattutto nelle aree meridionali e orientali del Paese. La tregua, ufficialmente in vigore dalla metà di aprile e prolungata dopo i negoziati ospitati a Washington sotto mediazione statunitense, non ha fermato le operazioni militari né gli scontri lungo il confine.

Nelle ultime ore l’aviazione israeliana ha colpito più volte la valle occidentale della Bekaa, nel Libano orientale, prendendo di mira in particolare le aree di Yahmar e Sahmar. I media libanesi e qatarioti hanno riferito di nuove esplosioni e bombardamenti concentrati in una delle zone più sensibili del Paese, mentre il numero delle vittime continua a crescere. Sul fronte opposto, Hezbollah ha rivendicato trappole esplosive e lanci di razzi contro mezzi e soldati israeliani operativi nel sud del Libano, alimentando ulteriormente una situazione che, nonostante gli annunci diplomatici, resta segnata da combattimenti continui.

Raid, razzi e droni: gli scontri continuano nel sud del Libano

Le Forze di difesa israeliane hanno riferito che durante la notte Hezbollah avrebbe lanciato razzi e droni esplosivi contro le truppe israeliane presenti nel sud del Libano. L’Idf ha parlato di attacchi multipli avvenuti nelle stesse ore in cui proseguivano i raid aerei israeliani. La regione meridionale continua così a essere il centro di un confronto armato che non si è mai realmente interrotto dall’inizio della tregua. Israele, secondo quanto riportato, ha mantenuto una presenza militare in una fascia larga circa dieci chilometri lungo il confine sud e sud-est, definita Linea Gialla, un’area nella quale l’accesso non è consentito.

La proroga del cessate il fuoco per altri 45 giorni era stata presentata come il risultato del terzo ciclo di negoziati svoltosi a Washington, ma sul terreno gli sviluppi hanno mostrato una situazione molto diversa. Secondo le ricostruzioni diffuse nelle ultime ore, Israele avrebbe effettuato circa cento attacchi in Libano negli ultimi giorni, mentre gli episodi di risposta armata da parte di Hezbollah non si sono fermati. L’intensità degli scontri, accompagnata dall’uso di droni esplosivi e bombardamenti mirati, continua ad aggravare il bilancio umano e ad aumentare la tensione nelle aree vicine al confine.

La tregua prorogata non cambia la situazione sul terreno

Il cessate il fuoco iniziato il 17 aprile avrebbe dovuto ridurre le operazioni militari e creare le condizioni per una diminuzione degli scontri, ma gli eventi delle ultime settimane hanno mostrato un andamento opposto. Nel sud del Libano continuano infatti attacchi e bombardamenti, mentre le vittime dall’inizio della guerra aumentano progressivamente. La valle della Bekaa, colpita nuovamente nelle ultime ore, resta uno dei punti più esposti dell’intero scenario, insieme alle aree meridionali interessate dalla presenza delle truppe israeliane.

Le notizie arrivate da Beirut descrivono un conflitto ancora attivo nonostante gli accordi diplomatici e le proroghe della tregua. Da una parte Israele continua le operazioni aeree e mantiene il controllo della fascia di sicurezza lungo il confine, dall’altra Hezbollah rivendica attacchi contro soldati e mezzi israeliani. In questo contesto il bilancio diffuso dal ministero della Salute libanese rappresenta soltanto l’ultimo aggiornamento di una crisi che continua a produrre morti, feriti e nuovi episodi di violenza quotidiana.

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