Sondaggi, il centrodestra allunga sul campo largo mentre la corsa solitaria di Vannacci accorcia le distanze dalla Lega
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Redazione Interno
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La distanza tra i due principali blocchi politici, misurata dalle rilevazioni demoscopiche di questa prima settimana di giugno, mostra un incremento – sebbene contenuto nei decimali – a favore della maggioranza che sostiene l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. A fotografare questo scenario, in particolare, sono i dati diffusi dall’istituto Tecnè per conto dell’agenzia Dire, i quali attestano il centrodestra al 46%: un dato sostanzialmente stabile, che subisce una flessione irrisoria dello 0,1% rispetto ai rilevamenti precedenti.
Sul versante opposto, la coalizione di centrosinistra si ferma al 44,4%, arretrando di tre decimali. Una forbice, quella tra i due schieramenti, che si sta dunque allargando non tanto per un boom del fronte governativo, quanto piuttosto per una lieve erosione del consenso che alimenta le opposizioni.
Fratelli d’Italia e il testa a testa nei rilevamenti demoscopici
Se si osserva il quadro partitico, emergono tendenze non sempre uniformi tra i diversi istituti, sebbene la sostanza della leadership meloniana resti indiscussa. Secondo il sondaggio realizzato da Tecnè, Fratelli d’Italia si conferma saldamente al comando con il 29,3% (seppure in calo di un soffio, -0,1%), tallonato dalle inseguitrici di coalizione: Forza Italia all’8,8% e la Lega, quest’ultima in leggera flessione al 6,9%. Una fotografia leggermente diversa arriva però dal rilevamento Swg per il TgLa7, diffuso nella giornata di lunedì 8 giugno.
Qui il partito della premier guadagna un decimale, attestandosi al 28,3%, mentre il Partito Democratico di Elly Schlein – scosso dalle polemiche interne relative alle ipotesi di patrimoniale emerse nel dibattito del campo largo – arretra dello 0,3%, fermandosi al 22,0%. Un movimento, quello dei dem, che appare in controtendenza rispetto all’ascesa del Movimento 5 Stelle, il quale guadagna un +0,1% spingendosi fino al 13,1%.
La fotografia di Ghisleri e l’ascesa di Futuro Nazionale
Un’analisi più approfondita, che spesso restituisce le sensibilità più recondite dell’elettorato, ci viene fornita dall’ultimo sondaggio realizzato da Alessandra Ghisleri per Only Numbers, in onda su “Porta a Porta”. In questa rilevazione, che si riferisce a un periodo di poco antecedente, l’arretramento dei principali partiti appare più marcato: Fratelli d’Italia perde sei decimali (28,4%) e il Partito Democratico ne cede quattro (22,2%), confermando una difficoltà oggettiva del principale soggetto di opposizione a capitalizzare il malcontento.
Tuttavia, l’elemento forse più interessante di questa tornata di sondaggi – e che taglia trasversalmente tutte le rilevazioni – è la crescita costante e quasi inarrestabile di Roberto Vannacci. La sua creatura politica, Futuro Nazionale, raccoglie consensi che oscillano tra il 4,5% della Ghisleri e il 4,8% del rilevamento Swg.
Un dato, quest’ultimo, che riduce a meno di un punto percentuale la distanza che separa l’ex generale dalla Lega di Matteo Salvini (dato Swg al 5,6%), consolidando la percezione di un elettorato che, pur mantenendo fede al centrodestra, cerca nuovi punti di riferimento identitari.
Movimenti nell’area centrista e lo scenario dei ballottaggi
Osservando le forze minori, si nota una vivacità che riguarda principalmente l’area liberale e riformista. Azione, secondo i dati Swg, guadagna due decimali attestandosi al 3,6%, mentre Più Europa e la nuova formazione “ORA!” riescono a incrementare le loro percentuali di un decimale, segno che il frammento di elettorato moderato è ancora in cerca di un posizionamento stabile.
Non è un caso che questi riscontri numerici arrivino in concomitanza con le operazioni di spoglio dei ballottaggi per le elezioni amministrative; un passaggio, questo, che tradizionalmente funge da termometro per gli equilibri locali e che, in questa tornata, sembra penalizzare le opposizioni.
La fotografia scattata dagli istituti racconta insomma di un Paese che, in assenza di scadenze elettorali imminenti, premia la stabilità numerica della maggioranza, pur assistendo a uno stillicidio di voti dai partiti tradizionali verso formazioni più giovani o maggiormente legate a leader carismatici, come nel caso emblematico del generale Vannacci.




