Ferrari Luce, Vigna scopre le carte: “Oltre 60 brevetti, è molto più che una nuova elettrica”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il conto alla rovescia, per Maranello, scandisce ormai le ore che ci separano dal 25 maggio, data cerchiata in rosso sui calendari degli ingegneri e, va da sé, anche su quelli degli investitori. Quel giorno, a Roma, davanti a una platea internazionale che non potrà certo dirsi sorpresa – eppure rimane trattenuta il fiato – alzerà il sipario la Ferrari Luce, la prima granturismo a trazione totalmente elettrica a uscire dai cancelli del Cavallino. A gettare ulteriore benzina sul fuoco dell’attesa ci ha pensato Benedetto Vigna, amministratore delegato della Casa, il quale ha scelto la consueta conference call sui risultati del primo trimestre per trasformare numeri e bilanci in una vera e propria dichiarazione d’intenti.

Vigna, va detto, non è uomo da mezze misure: “La Ferrari Luce – ha affermato – è molto più di un nuovo modello, ed è molto più che elettrica”. Parole che pesano come macigni in un’azienda dove ogni grammo di carrozzeria viene cesellato con maniacale ossessione. E a rendere concreto quell’“è molto più che elettrica” ci pensa un dato, freddo quanto eloquente: dietro questa vettura si celano oltre sessanta brevetti registrati. Non si tratta di ritocchi estetici o di soluzioni già viste su altre EV di lusso; la sensazione, che serpeggia tra i corridoi di Maranello, è che la Luce rappresenti uno spartiacque filosofico prima ancora che tecnologico. Una sorta di ridefinizione del possibile, per citare le parole del manager, dove tradizione e innovazione vengono fuse in un crogiolo che, se ben riuscito, riscriverà le regole del segmento.

L’incastro perfetto tra redditività e rischio

Chi osserva Ferrari da fuori potrebbe chiedersi: perché rischiare una svolta così radicale, proprio ora che i motori a combustione garantiscono ancora margini da capogiro? La risposta affonda le radici nei conti, più che nella retorica green. La società, è bene ricordarlo, guadagna oltre centomila euro per ogni auto venduta, un utile unitario che non trova eguali nell’industria automobilistica mondiale. Una redditività così abnorme – alimentata dalla vendita di vetture e ricambi, dalle sponsorizzazioni, dai proventi commerciali e da attività accessorie come la gestione del circuito del Mugello o la fornitura di motori in Formula 1 – consente al Cavallino di permettersi il lusso di sbagliare. O, meglio, di sperimentare senza la pressione che paralizza i concorrenti. Non è nota la ripartizione analitica di ciascuna voce sulla redditività complessiva, ma il margine complessivo è talmente robusto da assorbire gli eventuali scossoni di un debutto elettrico.

Brevetti, puristi e un equilibrio instabile

L’attesa, si diceva, è febbrile. Ma è anche lacerata da una netta linea di frattura che non può essere ignorata: da una parte i puristi, quelli che vedono nell’elettrico un tradimento di settant’anni di storia fatta di otto cilindri e dodici cilindri che urlavano; dall’altra i progressisti verdi, convinti che il cambiamento filosofico sia non solo inevitabile ma anche salutare. La Ferrari Luce, in mezzo a queste due correnti, cerca di galleggiare senza affondare. E i sessanta brevetti – molti dei quali probabilmente legati alla gestione termica delle batterie, all’aerodinamica attiva o a nuovi materiali – rappresentano il tentativo di tenere insieme il pane e le salame: prestazioni da supercar e zero emissioni locali. Sul piano tecnico, e probabilmente anche su quello estetico, la prima EV del Cavallino non deluderà. Ma sarebbe miope limitarsi a guardare il motore: il lancio della Luce, dopo il primo SUV (che già di per sé aveva spaccato in due i tifosi), sottende una strategia molto più ampia di quella che appare oggi. Una strategia che non viene esplicitata nei comunicati, ma che traspare da ogni brevetto depositato.

La data di Roma e il peso di un nome

Roma, lunedì 25 maggio. Il luogo non è casuale: si celebra un debutto globale nel cuore simbolico dell’Italia, davanti a occhi che arrivano da ogni angolo del mondo. Nessuna anticipazione ufficiale sull’autonomia, nessuna cifra sulla potenza. Solo la promessa – affidata alla conference call di Vigna – che quella vettura “è la perfetta concretizzazione dello scopo che ci motiva ogni giorno in Ferrari”. Per il resto, bisognerà attendere il sipario. Quel che è certo, però, è che la Ferrari Luce non sarà una semplice elettrica: sarà il banco di prova di un’intera filosofia industriale. Se riuscirà a convincere anche i più scettici, allora Maranello avrà compiuto un salto che nessuno si aspettava. In caso contrario, resteranno sessanta brevetti a testimoniare il coraggio – o la follia – di averci provato.

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