Il test maledetto di Sepang: Aleix Espargaró frattura quattro vertebre
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il fragore di un Corpo che impatta l’asfalto, in un circuito che dovrebbe essere soltanto un laboratorio a cielo aperto per le moto del futuro, ha interrotto bruscamente i lavori del team HRC a Sepang. Aleix Espargaró, che molti ricordano ancora nelle vesti di combattente solitario dell’Aprilia prima di approdare a un ruolo diverso ma non meno rischioso, è finito al centro di un incidente gravissimo durante una sessione di test riservata ai collaudatori. L’episodio, occorso lo scorso martedì sulla pista malese, ha costretto il catalano a un ricovero immediato; e le prime valutazioni mediche, quelle che nessun pilota vorrebbe mai ascoltare, hanno confermato la frattura di quattro vertebre. Nessuna lesione al midollo spinale, per fortuna, e questo dettaglio – emerso nella tarda serata di mercoledì – ha evitato che l’incidente assumesse i contorni di una tragedia annunciata.
Il post dal letto d’ospedale e la dinamica sfuggente
A rompere il silenzio del paddock, comprensibilmente scosso da quanto accaduto, è stato lo stesso Espargaró attraverso un selfie pubblicato sul suo profilo Instagram. Lo si vede sdraiato, ancora in abiti ospedalieri, con il volto segnato dalle contusioni ma con lo sguardo sorprendentemente lucido. «Martedì, durante i test qui a Sepang, ho avuto un brutto incidente», ha scritto il pilota; e ha aggiunto, con quella schiettezza che lo contraddistingue, di riportare «diverse contusioni e quattro vertebre fratturate, seppur di poco, e fortunatamente senza interessamento del midollo spinale». Nessuna parola, almeno nel primo messaggio, sulla dinamica precisa della caduta: un vuoto narrativo che alimenta le ricostruzioni informali nel paddock, ma che lascia spazio soltanto ai fatti accertati. Il collaudatore della Honda si trovava in Malesia per lavorare allo sviluppo dei prototipi destinati al 2026 e al 2027, affiancato dal collega Takaaki Nakagami.
Honda e il peso di un test che doveva essere decisivo
La trasferta malese, per la casa giapponese, non era certo una gita di piacere. Sepang rappresenta un banco di prova tradizionalmente severo: asfalto abrasivo, calura implacabile e curvoni veloci che mettono a nudo ogni debolezza di un telaio o di un’elettronica. Qui il team HRC ha concentrato le sue giornate di lavoro sui nuovi progetti, presumibilmente anche sul tanto atteso prototipo 850 destinato a debuttare nel 2027 – l’anno che segnerà un cambio epocale per la MotoGP con la riduzione della cilindrata. Ed è proprio nel corso di una di queste sessioni, di cui non sono stati divulgati i giri cronometrici, che Espargaró ha perso il controllo della sua Honda. L’urto, a giudicare dalla natura delle fratture, deve essere stato violento; ma il del quarantenne spagnolo, abituato a incassare colpi in una carriera lunga e tortuosa, ha retto senza cedere alle conseguenze più temute. La notizia, trapelata prima attraverso i canali informali del paddock e poi confermata dal diretto interessato, ha subito messo in allarme la struttura sanitaria del circuito, dove il pilota è stato stabilizzato prima del trasferimento in ospedale.
Un’assenza che si fa sentire in vista del Gp di Jerez
Le vertebre fratturate – anche se lo spagnolo parla di “di poco” – impongono tempi di recupero che nessun calendario può comprimere a piacimento. E la domanda, a questo punto, non è più “quando tornerà in pista”, ma piuttosto “in che condizioni fisiche si presenterà alla prossima finestra utile”. Il prossimo Gran Premio in calendario è fissato per il weekend del 25 aprile, sul circuito di Jerez de la Frontera, in Andalusia: una gara di casa per molti piloti spagnoli, e un appuntamento che il team HRC avrebbe voluto affrontare con il suo tester più esperto a disposizione. Invece, adesso, la priorità diventa un’altra: monitorare l’evoluzione delle fratture, evitare complicazioni e sperare che il midollo – risparmiato dall’urto – resti fuori pericolo. Espargaró, dal canto suo, ha voluto chiudere il breve post con una parola che suona più come un atto di fiducia che come una promessa: «Tornerò». Nessun dettaglio sulla durata della convalescenza, nessuna anticipazione su eventuali sostituti nei prossimi test. Solo un uomo su un letto d’ospedale, con quattro vertebre rotte e la testa già proiettata al ritorno.




