Sondaggi politici, il campo largo rosicchia voti alle destre dopo il terremoto del referendum
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Redazione Interno
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L’onda d’urto provocata dalla vittoria schiacciante del “No” al referendum costituzionale sulla giustizia, un evento che ha di fatto rappresentato un vero e proprio terremoto politico per la maggioranza di centrodestra, continua a ridisegnare i confini del consenso elettorale nel Paese. Gli ultimi rilevamenti demoscopici – condotti in un clima di crescente tensione economica aggravato dalla crisi internazionale e dal caro carburanti – confermano una tendenza ormai inarrestabile: il cosiddetto “campo largo” delle opposizioni progressiste sta completando una rimonta che solo poche settimane fa sembrava un miraggio, riducendo il distacco dal governo a una manciata di decimali.
Secondo la Supermedia Agi/Youtrend, che elabora i sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo, il sorpasso a livello aggregato è già una realtà tangibile. Le forze che vanno dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi e Sinistra e i partiti centristi come Italia Viva e +Europa, toccano quota 45,4%. Dall’altra parte della barricata, il centrodestra, che pure guida il governo di Giorgia Meloni, arretra al 44,6%. Una fotografia, questa, che restituisce l’idea di una sfida apertissima dove la forbice si è praticamente azzerata, complici le difficoltà che stanno logorando il consenso verso il partito di maggioranza relativa.
Il dato più eclatante – e forse il più preoccupante per gli equilibri di Palazzo Chigi – riguarda lo stato di salute di Fratelli d’Italia. Il partito della premier, che per mesi aveva navigato in acque tranquille sfruttando la rendita di posizione della leadership, paga un prezzo salato per il periodo di turbolenze che sta attraversando l’esecutivo. Oltre alla débâcle referendaria, che ha visto il progetto di riforma della giustizia naufragare al mare di fronte a un’affluenza ben oltre le aspettative (quasi il 60%), il partito si trova a dover fare i conti con lo stillicidio di scandali e dimissioni che hanno decimato alcuni vertici ministeriali e con l’effetto pratico del caro vita. La rilevazione dell’istituto Only Numbers, riferita ai giorni tra il 30 e il 31 marzo, certifica un passaggio simbolico importante: il centrosinistra raggiunge il 45,6% superando di fatto un centrodestra fermo al 44,9%. Un testa a testa che, complici le fibrillazioni sui mercati energetici e la guerra commerciale in atto, restituisce l’immagine di un Paese spaccato in due, dove il gradimento per l’operato della presidente del Consiglio – messa alla prova anche dalle recenti tensioni con gli alleati di Forza Italia e Lega – sembra aver subito una flessione strutturale.
L’ascesa della partecipazione e il caso del “sorpasso”
A rendere ancora più interessante l’analisi di questa fase politica non è solo il movimento dei voti tra i partiti, ma anche il contesto in cui queste intenzioni di voto maturano. Cresce, infatti, la percentuale di cittadini che dichiarano la loro intenzione di recarsi alle urne qualora si votasse domani, un segnale questo di ri-politicizzazione di un elettorato spesso refrattario alle tornate elettorali. Il sondaggio di Only Numbers, che ha rilevato il sorpasso del centrosinistra, si inserisce in un quadro dove l’affluenza potenziale schizza verso l’alto, alimentando la speranza nelle opposizioni di capitalizzare la mobilitazione contro la riforma Nordio in un consenso strutturale.
Guardando al dettaglio dei singoli partiti, emerge una realtà a macchia di leopardo. Mentre Fratelli d’Italia registra un calo consistente (nella Supermedia si attesta al 28,2%, perdendo lo 0,6% e toccando il dato peggiore dalle Europee), il Partito Democratico di Elly Schlein cresce ma a rilento, guadagnando appena un +0,2% che lo porta al 21,8%. Chi rosicchia davvero consensi nell’area progressista è il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, che sale all’13,2% con un balzo di otto decimi di punto. Una crescita, quella dei pentastellati, che rischia di ridisegnare le gerarchie interne al campo largo, laddove si iniziasse a discutere di alleanze o primarie per la scelta del candidato premier.
L’effetto delle dimissioni e il peso delle crisi internazionali
Il calo di consensi per l’area di governo non è un fenomeno isolato, ma il risultato di un cocktail esplosivo di fattori. Sullo sfondo della contesa politica si staglia la drammatica crisi internazionale in Iran, le cui ripercussioni si fanno sentire pesantemente sui prezzi dei carburanti, un tema che tocca il portafoglio degli italiani molto più della dialettica istituzionale. Questa pressione esterna – unita ai “capitomboli” di alcuni esponenti di spicco dell’esecutivo, costretti a passare la mano tra scandali e inchieste – ha minato l’immagine di solidità che il governo aveva faticosamente costruito nei mesi precedenti. La Lega e Forza Italia, in questo frangente, sembrano reggere meglio l’urto o addirittura guadagnare qualche decimale, probabilmente assorbendo il voto di quella fascia di elettorato moderato che si allontana da FdI senza però voler approdare a sinistra.
In questo scenario fluido, la distanza tra i due schieramenti è ormai così esigua che qualsiasi variabile – un evento imprevisto, una dichiarazione fuori luogo o un nuovo dato economico negativo – potrebbe far pendere l’ago della bilancia in una direzione piuttosto che in un’altra. La rilevazione di Only Numbers del 31 marzo, che ha fotografato il passaggio di consegne virtuale ai vertici delle coalizioni, è l’ennesima spia di un elettorato in ebollizione, pronto a punire chi è al governo senza per questo aver ancora riposto una fiducia incondizionata nell’alternativa.




