Il sondaggio elettorale di marzo, il centrodestra mantiene il vantaggio ma il Movimento 5 Stelle e Futuro nazionale rosicchiano punti
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Redazione Interno
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L’analisi delle ultime rilevazioni demoscopiche, quelle che fotografano le intenzioni di voto degli italiani in questo avvio di marzo 2026, racconta di un quadro politico apparentemente stabile nelle sue gerarchie ma percorso da correnti sotterranee che ne stanno lentamente modificando i contorni. La fotografia scattata dall’Istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri per la trasmissione Porta a Porta e diffusa il 5 marzo, così come la Supermedia realizzata da YouTrend per l’AGI, restituiscono un’immagine chiara: Fratelli d’Italia, nonostante tutto, rimane saldamente ancorata al suo ruolo di primo partito del paese, pur mostrando segni di cedimento. Il partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, subisce una flessione dello 0,5%, attestandosi in alcune medie ponderate intorno al 28,8%, un dato che, se da un lato conferma la sua leadership indiscussa, dall’altro interrompe quel trend di leggera ma costante crescita che aveva caratterizzato i mesi precedenti.
Parallelamente, il Partito Democratico di Elly Schlein non riesce a capitalizzare appieno le difficoltà altrui, anzi, si trova a sua volta a fare i conti con una diminuzione del consenso. Secondo la Supermedia AGI/Youtrend del 6 marzo, anche i dem perdono mezzo punto percentuale, scivolando al 21,6%, un arretramento che, seppur lieve, suona come un campanello d’allarme all’interno del cosiddetto campo largo, dove gli equilibri appaiono in costante divenire. A trarre vantaggio da questa situazione di stallo delle due maggiori forze politiche sono, seppur con dinamiche differenti, il Movimento 5 Stelle e la nuova creatura di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale. Il partito guidato da Giuseppe Conte, infatti, segna una progressione significativa, con un incremento dello 0,6% che lo porta a raggiungere una media del 12,4% nelle ultime rilevazioni aggregate, invertendo quella tendenza al calo che aveva mostrato nei sondaggi di inizio mese.
L’effetto Vannacci e le sue ripercussioni sulla Lega
Se il recupero dei pentastellati rappresenta un segnale importante per le opposizioni, la crescita inesorabile di Futuro Nazionale introduce una variabile destinata a pesare sugli equilibri interni alla maggioranza di governo. Il partito dell’ex generale, nato da una scissione, o per meglio dire da un divorzio burrascoso con Matteo Salvini, continua la sua marcia di avvicinamento alla soglia critica del 3%, considerata lo sbarramento necessario per garantire una rappresentanza parlamentare consistente. I sondaggi Only Numbers lo davano in lieve ascesa al 2,8%, mentre la Supermedia YouTrend, con i dati aggiornati al 5 marzo, lo colloca addirittura al 3,2%, una performance che, va detto, inizia a erodere consensi non solo, e non tanto, al Carroccio, ma anche e soprattutto a Fratelli d'Italia. Il fenomeno era stato previsto da più parti: l’elettorato di destra, quello più legato a posizioni identitarie e sovraniste, vede in Vannacci un interlocutore credibile, forse persino più autentico di quanto percepito da alcuni leader tradizionali.
La Lega, dal canto suo, appare la grande malata di questo terremoto politico. Dopo un iniziale periodo di assestamento, il partito di Salvini sembra non riuscire a trovare una rotta stabile, pagando probabilmente lo scotto maggiore in termini di visibilità e proposta politica. Le rilevazioni SWG per il TgLa7, così come i dati YouTrend, dipingono un quadro desolante per il Carroccio, che perde terreno in modo significativo: in alcune misurazioni si parla di un calo dello 0,6% che lo porterebbe a navigare intorno al 6,5%, un risultato lontano parente delle percentuali a due cifre che aveva ottenuto in passato. Forza Italia, al contrario, sembra reggere meglio l’urto, mostrando una tenuta sostanziale data dall’elettorato moderato e cattolico, quello che probabilmente vede in Antonio Tajani un baluardo di stabilità in un panorama altrimenti frammentato. Il partito azzurro, pur con qualche oscillazione, si mantiene saldamente sopra l’8%, confermandosi il terzo attore della coalizione, tallonato però da un'avversaria inaspettata come la stessa Lega.
Il campo largo si compatta alle spalle del Pd in affanno
Spostando lo sguardo sul versante opposto dello schieramento politico, quello che viene definito campo largo, le novità non mancano e riguardano principalmente la redistribuzione interna dei consensi. Se il Partito Democratico arretra, come evidenziato dai dati, le forze minori che compongono l’alleanza potenziale registrano tutte un segno positivo. Alleanza Verdi e Sinistra, con i suoi leader Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, guadagna qualche decimale, assestandosi intorno al 6,7%, un risultato che consolida il suo ruolo di federatore dell’area più a sinistra dello schieramento. Anche +Europa, pur rimanendo su percentuali ridotte (intorno all'1,6%), mostra una certa resilienza. La dinamica che emerge è quindi quella di un centrosinistra in cui il partito principale perde mordente, mentre i satelliti che gli orbitano attorno tendono ad aumentare la loro attrattiva, un fenomeno che potrebbe portare, in prospettiva, a una rimodulazione dei pesi all'interno della coalizione stessa.
Più problematica appare la situazione del centro, quello composto da Azione e Italia Viva. Carlo Calenda, con la sua Azione, continua a navigare in acque agitate, perdendo terreno in quasi tutte le rilevazioni: il dato del 3,3% rappresenta una flessione rispetto ai mesi scorsi e fotografa la difficoltà del progetto liberal-riformista di trovare una collocazione efficace in un panorama politico sempre più polarizzato tra le due coalizioni principali. Matteo Renzi, con Italia Viva, oscilla intorno al 2,2%, un dato che garantisce la sopravvivenza ma che non apre scenari di rilancio. La frammentazione di quest’area, che complessivamente raccoglie sì un consenso non trascurabile ma lo diluisce in più soggetti, impedisce di fatto la creazione di un terzo polo capace di competere ad armi pari con le due grandi macro-aree. La sensazione, leggendo i numeri, è che gli italiani tendano a premiare la chiarezza dell’offerta politica, ovvero l’appartenenza a uno schieramento definito, piuttosto che le sfumature centriste, in un momento storico in cui le identità politiche tornano a essere marcate e distintive.




