Il mercato dell’auto segna il rialzo a marzo, Stellantis accelera e le cinesi rosicchiano terreno nel trimestre

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è solo una questione di numeri assoluti, per quanto questi, nel loro eloquente incedere, raccontino di un mercato in piena convalescenza. Le immatricolazioni di marzo hanno infatti toccato quota 185.367 unità, un incremento del 7,6% rispetto alle 172.271 dello stesso mese del 2025, eppure è nella sostanza della crescita – nella sua natura, per così dire, e nei soggetti che la trainano – che si leggono le dinamiche più profonde di un settore ancora sospeso tra una transizione tecnologica che stenta a decollare autonomamente e un vecchio continente produttivo che cerca disperatamente di tenere il passo. Il primo trimestre si chiude con 484.802 nuove targhe, pari a un +9,2% sul periodo gennaio-marzo dell’anno scorso, un dato che però, se rapportato al 2019, rivela un saldo negativo del 10%, quasi a rammentare quanto la strada verso la normalità sia ancora irta di ostacoli.

A spingere la ripresa, in questo contesto, sono state in larga misura le motorizzazioni a basso impatto, con le elettriche e le ibride a fare da traino; ma a ben vedere, il ricorso massiccio agli incentivi statali e la persistenza di fenomeni legati alle cosiddette auto-immatricolazioni – operazioni spesso distanti da una reale domanda privata – gettano più di un’ombra sulla solidità di questo slancio. È un mercato, insomma, che cammina con le stampelle, dove la fiducia dei consumatori appare ancora fragile e la propensione all’acquisto, quando non sostenuta da agevolazioni pubbliche, tende a ritrarsi. I trasferimenti di proprietà, d’altronde, confermano questa lettura ambivalente: a fronte di 185.367 vetture nuove, i passaggi di proprietà per l’usato sono stati 559.286 (+9,09% rispetto al 2025), portando il volume globale mensile a 744.653 transazioni, delle quali solo il 24,89% ha riguardato auto nuove mentre la stragrande maggioranza – il 75,11% – ha continuato a gravitare sul mercato dell’usato, segnale inequivocabile di un potere d’acquisto che fatica a seguire le spinte verso il rinnovamento del parco circolante.

Stellantis in controtendenza: il gruppo recupera terreno con Fiat e Lancia

In questo scenario, il dato più rilevante dal punto di vista industriale è la netta accelerazione impressa da Stellantis, che dopo mesi di appannamento sembra aver trovato una quadratura del cerchio. Il gruppo ha archiviato marzo con una crescita del 10,47% rispetto allo stesso mese del 2025, facendo schizzare la propria quota di mercato dal 28,45% circa dell’anno precedente al 31,45% attuale. Un balzo che trova conferma nell’andamento dell’intero trimestre: le immatricolazioni del colosso italo-francese sono aumentate del 16,10% nei primi tre mesi dell’anno, con una penetrazione salita al 32,81%, quasi due punti percentuali in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. Un risultato, questo, che porta la firma in particolare dei due marchi storici del gruppo, entrambi in decisa ripresa. Fiat, vera e propria colonna portante del mercato italiano, ha messo a segno un +27,2% nel mese di marzo e un +29,8% nel trimestre, mentre Lancia, pur con numeri assoluti differenti, ha mostrato un altrettanto significativo trend positivo: +6,9% a marzo e +9,4% nel periodo.

Il sorpasso silenzioso delle case cinesi e il ritardo strutturale sulle elettriche

Se il ritorno in auge di Stellantis rappresenta una boccata d’ossigeno per l’industria nazionale, a inquietare non poco gli equilibri tradizionali è l’inarrestabile avanzata dei costruttori cinesi, che nel corso del primo trimestre hanno messo a segno una vera e propria escalation nelle vendite. Si tratta di una progressione che, sebbene partisse da basi storicamente ridotte, sta modificando in modo sensibile la geografia del mercato, con brand emergenti capaci di intercettare una fascia di consumatori sempre meno legata a fedeltà di marchio e sempre più attratta da un rapporto qualità-prezzo che le case europee faticano a eguagliare. Un’erosione che, unita alla già citata dipendenza dagli incentivi per le vetture a batteria, disegna un quadro in cui la transizione ecologica, anziché rappresentare un volano per la filiera produttiva locale, rischia di tradursi in un’occasione sprecata: le immatricolazioni di auto elettriche e ibride crescono, è vero, ma solo nella misura in cui vengono sostenute da manovre pubbliche, mentre la capacità di attrazione verso i nuovi player asiatici continua ad aumentare, complice una maggiore aggressività commerciale e tempi di sviluppo più rapidi rispetto a quelli dei costruttori storici.

L’ombra delle auto-immatricolazioni e la fragilità strutturale della domanda

A rendere meno trionfalistico il dato complessivo di marzo – che pure, con un +7,6%, ha superato le attese di molti analisti – è la consueta, annosa questione della qualità della crescita. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha certificato un volume di 185.367 nuove registrazioni, ma gli addetti ai lavori sanno bene come una porzione non trascurabile di queste rientri nella categoria delle cosiddette “auto-immatricolazioni”, ovvero vetture che le concessionarie immatricolano a proprio nome per gonfiare le statistiche e smaltire le scorte, per poi rigettarle sul mercato dell’usato dopo poche settimane o mesi. Un meccanismo, questo, che altera la percezione della domanda reale e che, insieme alla dipendenza cronica dagli incentivi, suggerisce una cautela di fondo nell’interpretare i numeri. La sostanza, insomma, è che il mercato italiano continua a muoversi su binari fragili: la crescita c’è, ed è anche consistente se osservata a colpo d’occhio, ma la sua architettura poggia su fondamenta che non reggerebbero un eventuale ridimensionamento delle politiche di sostegno. Il confronto con il periodo pre-pandemico, a questo proposito, è impietoso: nonostante il balzo a doppia cifra del trimestre, si resta ancora un decimo sotto il livello del 2019, un dato che restituisce tutta la fatica compiuta per ricucire lo strappo degli ultimi anni e che lascia intravedere quanto il cammino verso un mercato realmente autonomo e strutturato sia ancora lungo.

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