L'agcom blocca milioni di chiamate fraudolente, ma lo spam da numeri esteri rimane un'incognita
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Redazione Economia
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Il filtro antispoofing dell'Agcom, che dal 19 novembre scorso interdice le chiamate in arrivo dall'estero camuffate con numeri mobili italiani, sta dimostrando un'efficacia quantificabile in numeri imponenti, i quali, se da un lato rivelano l'ampiezza di un fenomeno strutturato, dall'altro ne segnalano la tenace persistenza attraverso canali alternativi. L'autorità, attingendo ai dati anonimi forniti dai principali operatori di telefonia mobile, ha potuto constatare come l'implementazione tecnica stia respingendo in media circa sette milioni e mezzo di tentativi al giorno, una cifra che, se paragonata alla prima fase del provvedimento dedicata ai numeri fissi, risulta essere di gran lunga superiore. Questo dato, che in certi contesti arriva a neutralizzare fino al novanta per cento delle comunicazioni illecite, delinea un panorama in cui la stragrande maggioranza delle telefonate moleste, che un tempo si presentavano con una falsa identità nazionale, viene ora intercettata alle porte della rete.
I limiti strutturali del nuovo sistema di blocco
Ciononostante, una parte non trascurabile di queste attività di disturbo continua a superare le barriere, soprattutto quando i call center aggressivi, ormai consci del meccanismo di difesa, operano utilizzando numerazioni straniere autentiche, le quali, non essendo oggetto di manipolazione, non rientrano nel perimetro d'azione del filtro. È questo, in sostanza, il punto debole dell'intero impianto regolatorio: mentre si è riusciti a chiudere la falla più grande, rappresentata dalla clonazione dei numeri italiani, si rimane esposti a quelle chiamate che, pur provenendo da centri di telemarketing spesso ubicati al di fuori dei confini nazionali, non necessitano di mascherare la propria origine. Ne consegue che, per molti utenti, il fastidio non si è interrotto ma ha semplicemente mutato forma, trasformandosi in un afflusso di prefissi internazionali che, per molti, risultano altrettanto indesiderati e difficili da gestire.
Le misure a disposizione degli utenti finali
Alla luce di quanto sta avvenendo, diventa quindi fondamentale comprendere quali siano gli strumenti residuali a disposizione dei singoli per proteggersi, considerato che l'intervento dell'autorità, per quanto massiccio, non può essere onnicomprensivo. La delibera dell'Agcom, che ha il pregio di aver inquadrato giuridicamente il problema dello "spoofing" definendolo come la manipolazione fraudolenta del "Calling Line Identity", fornisce una base solida per le operazioni di filtraggio di rete, ma non esaurisce le possibilità di difesa individuale. Restano infatti attive e di primaria importanza funzioni come la registrazione nel Registro delle opposizioni, la quale, sebbene non sia una panacea, costituisce un primo e fondamentale argine legale contro le attività di telemarketing legittimo, oltre all'utilizzo di quelle applicazioni, offerte sia dagli operatori che da terze parti, che permettono di identificare e bloccare automaticamente i numeri sospetti, compresi quelli con prefisso internazionale.
Un fenomeno in continua evoluzione
La situazione attuale, caratterizzata da un calo drastico delle finte chiamate domestiche e da un parallelo aumento di quelle con prefisso estero, dimostra la natura dinamica e adattativa della minaccia. Gli autori di queste pratiche, il cui unico scopo è eludere qualsiasi forma di controllo per portare a termine le proprie attività, hanno già trovato un modo per aggirare l'ostacolo più significativo mai posto dalle autorità italiane. Ciò non toglie che il blocco antispoofing rappresenti un progresso tecnologico e normativo di assoluto rilievo, avendo di fatto reso inefficace la tattica predatoria più diffusa, ma impone una riflessione sulla necessità di un approccio multilivello, che combini l'azione centrale dell'agenzia con una crescente consapevolezza e un arsenale di strumenti tecnici nelle mani dei cittadini.




