Mentre si intensificano i colloqui, la pace in Ucraina sembra a portata di mano ma il nodo delle garanzie di sicurezza rimane irrisolto
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Redazione Esteri
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Il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov ha dichiarato, in una recente intervista, che le parti coinvolte nel conflitto sarebbero ormai “sul punto” di giungere a una soluzione diplomatica. Mosca, che pure afferma di essere pronta a concludere un accordo “il prima possibile”, mantiene una posizione inflessibile riguardo ai territori occupati, ritenuti ormai parte integrante della Federazione Russa. Una pretesa, questa, che si scontra frontalmente con la ferma opposizione di Kiev, la cui posizione è stata ribadita senza mezzi termini dal presidente Volodymyr Zelensky.
Il cuore del negoziato: il restante dieci per cento
Se, come riferito da varie fonti diplomatiche, circa il novanta per cento delle questioni in ballo troverebbe ormai una quadra, è proprio sul residuo dieci per cento che si gioca l’esito dell’intera trattativa. A sintetizzare la situazione è stato Fyodor Lukyanov, influente politologo vicino al Cremlino, il quale ha sottolineato come l’essenza della disputa risieda proprio in quella frazione apparentemente minima. Il nodo principale, oltre alla questione territoriale, riguarda le future garanzie di sicurezza per l’Ucraina, un tema sul quale le visioni di Mosca e Kiev appaiono ancora diametralmente opposte.
La posizione ucraina e il nodo delle garanzie
Zelensky, intervenendo al Parlamento dei Paesi Bassi, ha parlato dei “negoziati di pace più intensi e mirati dall'inizio di questa guerra”, specificando che l’obiettivo non è una tregua temporanea ma una soluzione definitiva. Tuttavia, il presidente ucraino ha escluso categoricamente qualsiasi riconoscimento della sovranità russa sul Donbass, ribadendo la necessità di un “forte sostegno politico”. Kiev considera infatti indispensabile, in uno scenario post-bellico, la presenza di un robusto dispositivo di sicurezza, che potrebbe comprendere, stando alle bozze in discussione, il dispiegamento di truppe occidentali sul suo territorio – un’ipotesi che Mosca respinge con forza, vedendola come una minaccia diretta.
Il quadro delle proposte occidentali
Dall’altra parte, gli alleati di Kiev stanno definendo i contorni di un possibile sistema di protezione. Gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump alla guida del paese, avrebbero escluso l’invio di proprie truppe di terra ma si sarebbero detti pronti a fornire supporto di intelligence, pattugliamento aereo e a valutare l’istituzione di una no-fly zone. Parallelamente, diversi paesi europei starebbero lavorando alla costituzione di una forza multinazionale, guidata da nazioni “volenterose”, accompagnata da un impegno legalmente vincolante a intervenire in caso di futuri attacchi. Sono proprio questi dettagli operativi, insieme alla spinosa questione dello status dei territori, a rappresentare l’ostacolo più arduo da superare per trasformare le trattative in un accordo concreto.




