Meloni rientra nei giochi, ma il nodo Ucraina resta irrisolto
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Redazione Esteri
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Giorgia Meloni, dopo essere stata tenuta ai margini per giorni dalle consultazioni tra le principali cancellerie occidentali, ha finalmente ripreso posto al tavolo delle trattative promosse da Donald Trump ed Emmanuel Macron. Due videochiamate in ventiquattro ore, l’ultima delle quali ieri sera, segnano il suo ritorno ufficiale in un dialogo che, fino a pochi giorni fa, sembrava svolgersi senza di lei. Il Vaticano, da parte sua, potrebbe entrare nella partita entro dieci giorni, anche se i dettagli di questa eventuale mediazione restano ancora nebulosi.
Intanto, il balletto diplomatico tra Mosca e Kiev prosegue senza che nessuna delle due parti mostri segni di cedimento. Vladimir Putin e Volodymir Zelensky, seppur per ragioni opposte, appaiono ugualmente riluttanti a fare concessioni, ma entrambi sembrano preoccupati di non irritare Trump, la cui influenza potrebbe rivelarsi decisiva. La strategia dei due leader è chiara: evitare di assumersi la responsabilità di un eventuale fallimento, scaricandola sull’avversario. E mentre i media russi continuano a esprimere scetticismo, sottolineando l’assenza di passi concreti verso la pace, le dichiarazioni di circostanza si moltiplicano.
A New York, intanto, Trump ha rapidamente abbandonato i toni duri usati nei confronti di Putin dopo l’ultimo round di ostilità in Ucraina, passando a un linguaggio quasi trionfalistico in seguito alla lunga telefonata con il presidente russo. Le minacce di sanzioni più severe, che pure erano state ventilate, sembrano ormai un ricordo. Al loro posto, l’invito a negoziare subito una pace, sebbene Mosca non abbia mostrato alcuna intenzione di modificare le sue posizioni. Putin, dal canto suo, insiste: prima i colloqui, poi – forse – una tregua. Una linea dura che, tuttavia, non sembra turbare più di tanto Trump, il quale evita accuratamente di alzare la voce.




