Ucraina, Di Feo: "Mentre il cessate il fuoco resta un'incognita, ecco cosa cerca davvero Putin"
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Redazione Esteri
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Le trattative per una tregua sembrano in stallo dopo la lunga telefonata tra Trump e Putin, durante la quale il presidente americano ha lasciato intendere un possibile passo indietro. L’unico spiraglio, in questo momento, è rappresentato dalla mediazione di papa Leone XIV, che ha offerto il Vaticano come sede per un eventuale incontro tra le parti. Ma mentre la diplomazia arranca, sul campo la guerra prosegue senza sosta. Gianluca Di Feo, in un’analisi per Metropolis, ricostruisce gli obiettivi militari del Cremlino, che appaiono sempre più chiari nonostante le dichiarazioni ufficiali cerchino di confondere le acque.
Putin, definito da molti “il destabilizzatore”, non ha fretta di sedersi al tavolo delle trattative. Lo scontro sul terreno, almeno per ora, gli è favorevole, e questo gli permette di giocare con i tempi. Tuttavia, è consapevole che un conflitto prolungato potrebbe rivelarsi controproducente. Le precondizioni avanzate dalle due parti sono diametralmente opposte: Kiev chiede un immediato cessate il fuoco e garanzie di sicurezza, mentre Mosca esclude qualsiasi tregua e, soprattutto, la presenza di truppe europee in Ucraina.
Friedrich Merz, cancelliere tedesco, ha ammesso senza giri di parole che “non ci sono segnali di una fine imminente della guerra”. L’unica speranza risiede nei tentativi diplomatici, con il pontefice che cerca di ritagliarsi un ruolo da mediatore, sebbene la sua influenza appaia sempre più marginale. Intanto, le richieste russe rimangono immutate: dal controllo di nuovi territori al disarmo quasi totale dell’Ucraina, Mosca ripropone condizioni che, nella sostanza, non si discostano da quelle avanzate fin dall’inizio del conflitto.
Come già teorizzato da Andrej Gromyko, storico ministro degli Esteri sovietico, l’obiettivo è spingere l’avversario a capire che resistere è inutile. Una strategia che Putin applica con metodo, alternando spinte militari a pause negoziali, nella convinzione che il tempo lavori a suo favore. Ma sul campo, nonostante i progressi, le truppe russe faticano a consolidare le posizioni, mentre la resistenza ucraina, sebbene logorata, non accenna a cedere.




