Araghchi a Mosca, Putin condanna gli attacchi all’Iran ma l’aiuto concreto resta un’incognita

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Donald Trump, hanno colpito strutture nucleari iraniane, la Russia si è affrettata a condannare l’operazione, definendola una violazione del regime di non proliferazione. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è volato a Mosca per discutere con Vladimir Putin le possibili vie di de-escalation, ma le parole del Cremlino, seppur dure, lasciano intravedere scarsi margini di azione concreta.

«Un’aggressione immotivata», ha dichiarato Putin, ribadendo l’intenzione di sostenere Teheran. Eppure, come sottolineano alcuni osservatori, la Russia – pur essendo un alleato storico dell’Iran in Medio Oriente – sembra più interessata a sfruttare la crisi per consolidare la propria influenza geopolitica che a fornire un sostegno tangibile. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha parlato di un «duro colpo al sistema di non proliferazione», ma senza annunciare contromisure.

Intanto, resta da valutare l’impatto reale dei bombardamenti sui siti di arricchimento dell’uranio. Se da un lato il rischio radiologico appare limitato – come spiegato da Annalisa Manera, esperta del Politecnico federale di Zurigo – dall’altro le conseguenze strategiche potrebbero essere rilevanti. «Non si tratta di un reattore nucleare», ha precisato Manera, «ma danneggiare impianti di questo tipo significa compromettere un tassello cruciale del programma atomico iraniano».

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