Mafia dei Casalesi ad Eraclea, la Cassazione conferma: 30 anni a Donadio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La quinta sezione della Corte di Cassazione ha confermato l'impianto accusatorio del processo sull'infiltrazione del clan dei Casalesi nel Veneto orientale. La sentenza, letta martedì, riconosce che ad Eraclea, Caorle e Jesolo operò per oltre un ventennio un'articolazione autonoma della camorra legata alle famiglie di Casal di Principe. La condanna di Luciano Donadio, considerato il capo dell'organizzazione, resta fissata a 30 anni di reclusione, con l'annullamento di un singolo capo di imputazione per mancanza di querela.

Il dispositivo della Suprema Corte

Il verdetto ha quasi interamente respinto i ricorsi presentati dalle difese dopo le condanne emesse dalla Corte d'Appello di Venezia nell'ottobre 2024. Oltre a Donadio, la Cassazione ha confermato la pena per Raffaele Buonanno, indicato come braccio destro del boss: 29 anni e 6 mesi di carcere. Ad Antonio Pacifico sono stati confermati 17 anni e 11 mesi. Gli imputati erano a piede libero, in attesa della pronuncia definitiva, e dopo la lettura del dispositivo sono stati emessi gli ordini di carcerazione.

Le posizioni rinviate in appello

La Suprema Corte ha invece accolto i ricorsi di due direttori di banca, Denis Poles e Marco Donati, entrambi accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Per loro è stato disposto un nuovo processo di secondo grado. Secondo l'accusa, i due bancari avrebbero suggerito ai clienti legati al gruppo come strutturare operazioni societarie e movimentazioni finanziarie, senza effettuare le segnalazioni previste dalle normative antiriciclaggio.

Le attività del gruppo sul territorio

La ricostruzione accolta dai giudici descrive un sistema criminale radicato nel tessuto economico del litorale veneziano sin dai primi anni Duemila. Le contestazioni riguardano usura, estorsioni, ricettazione, fatture false, possesso di armi e tentativi di condizionare l'assegnazione di appalti e cantieri edili. Nel periodo di massima operatività, il gruppo avrebbe esercitato un controllo diretto su un numero rilevante di cantieri tra Eraclea, Jesolo e Caorle.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Venezia, sono confluite nell'operazione At Last del febbraio 2019, che portò a decine di arresti.

I risarcimenti alle parti civili

La sentenza ha definito anche i risarcimenti in favore delle parti civili costituite nel processo. Alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell'Interno sono stati riconosciuti 10mila euro ciascuno, oltre alle spese accessorie. Alla Regione Veneto e all'associazione Libera sono stati assegnati 7mila euro a testa. Risarcimenti sono stati previsti anche per la Cgil nazionale e per la Camera del Lavoro di Venezia, oltre che per altre parti civili ammesse.

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