Santanché, la Cassazione conferma, il processo resta a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di trasferimento del procedimento a Roma, avanzata dalla difesa della ministra del Turismo, Daniela Santanché, imputata di truffa aggravata ai danni dell'Inps. La decisione, che conferma la competenza territoriale del tribunale di Milano, è stata accolta con disappunto dai legali della ministra, i quali avevano sollevato la questione di competenza territoriale, sostenendo che il procedimento dovesse essere trasferito nella capitale.

L'inchiesta, che coinvolge anche il compagno della ministra, Dimitri Kunz D’Asburgo, Paolo Giuseppe Concordia e le società Visibilia Concessionaria e Visibilia Editore, riguarda presunte irregolarità nella gestione della cassa integrazione Covid. Secondo l'accusa, la ministra e gli altri imputati avrebbero orchestrato una truffa ai danni dell'Inps, ottenendo indebitamente fondi destinati alla cassa integrazione.

La difesa di Santanché, rappresentata dall'avvocato Nicolò Pelanda, ha espresso forte disappunto per la divulgazione della decisione della Cassazione prima della notifica ufficiale. Pelanda ha definito la situazione "una follia", lamentando il fatto che la notizia sia stata diffusa dai media prima di essere comunicata agli avvocati. Nonostante le rassicurazioni ricevute dalla Corte di Cassazione, la notizia è trapelata, suscitando indignazione tra i legali della ministra.

L'udienza preliminare del processo è fissata per il prossimo 26 marzo davanti al giudice per l'udienza preliminare (gup) di Milano. La decisione della Cassazione di mantenere il procedimento a Milano rappresenta un duro colpo per la strategia difensiva della ministra, che puntava a un trasferimento a Roma.

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