Donadio, fine della fuga del boss: la svolta della telefonata, la decisione di costituirsi e il "lusso" di scegliere il carcere dove è ristretto il figlio
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Redazione Interno
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Pochi passi ancora e avrebbe offerto lui stesso i polsi ai secondini del "San Pio X". I poliziotti, invece, l'hanno intercettato subito prima, lungo la strada: Luciano Donadio è stato riconosciuto, fermato e accompagnato in questura a Vicenza, dove gli è stato finalmente notificato l'ordine di carcerazione che ha fatto seguito alla sentenza di martedì, quando la Cassazione, riconoscendolo come capo indiscusso di una costola veneta del clan camorristico dei Casalesi, ha confermato la sua condanna a trent'anni.
Quattro giorni di "fuga" e la scelta del carcere vicentino
Il sessantenne, ritenuto al vertice della propaggine dei Casalesi radicata nel Veneto Orientale e in particolare nel comprensorio di Eraclea, nel Veneziano, era ricercato dal 6 ottobre. Quando gli agenti si erano presentati nella sua abitazione per eseguire il provvedimento, non l'avevano trovato: l'ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Venezia era rimasto lettera morta.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra mobile di Venezia, coordinati dalla Procura generale lagunare con il supporto del Servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Caserta, Donadio avrebbe avuto intenzione di costituirsi proprio nel penitenziario vicentino. Una scelta non casuale: in quell'istituto, il "San Pio X", è detenuto anche uno dei suoi figli, Adriano, anch'egli destinatario dello stesso provvedimento coercitivo emesso a carico del padre.
Le attività investigative, supportate da intercettazioni e da un serrato raccordo informativo tra la Squadra mobile di Venezia, diretta da Eugenio Masino, e i colleghi vicentini, hanno consentito di localizzare il ricercato nelle aree di pertinenza del carcere. È lì che gli agenti lo hanno individuato, conducendolo d'intesa con la Polizia penitenziaria presso le strutture della Polizia di Stato per la redazione degli atti di rito e del verbale di esecuzione.
La condanna definitiva e il ruolo nell'organizzazione
La pena di trent'anni di reclusione è diventata esecutiva dopo che la Suprema Corte ha confermato praticamente in toto la sentenza di appello, che non solo aveva recuperato l'accusa di associazione mafiosa - scartata in primo grado - ma aveva collocato Donadio al vertice del gruppo che per oltre un decennio ha operato sul litorale veneziano.
Secondo la ricostruzione della Procura di Venezia, confermata nei passaggi giudiziari, l'organizzazione si è imposta sul territorio attraverso estorsioni, usura, minacce e ritorsioni, oltre a ricettazione, false fatturazioni e disponibilità di armi, cercando di controllare il settore edilizio e di condizionare le elezioni nel Comune di Eraclea.
Il "San Pio X", il penitenziario dove Donadio sconterà la pena
Il carcere vicentino dove il boss è stato portato per la notifica dell'ordine di carcerazione è la casa circondariale "Filippo Del Papa", nota come carcere di San Pio X. La struttura, ubicata in una zona di campagna alle porte del quartiere San Pio X, fu costruita negli anni Ottanta del Novecento nell'ambito delle cosiddette "carceri d'oro", concepite come istituti di massima sicurezza a celle singole per detenuti per reati di terrorismo e poi riconvertite in casa circondariale.
La capienza regolamentare è di 126 detenuti, ma già nel 2011 la struttura aveva toccato quota 362 presenze; nel 2023 il tasso di affollamento ha raggiunto il 132,6 per cento, con 365 reclusi a fronte di una capienza di 276 posti e un organico di polizia penitenziaria di molto inferiore alla pianta prevista.
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