La morte di Francesco e il cinema che ha raccontato il suo pontificato
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Papa Francesco, che ha guidato la Chiesa cattolica per dodici anni con un’impronta rivoluzionaria e un’umanità senza precedenti, è tornato alla casa del Padre nel giorno di Pasquetta, lasciando un vuoto che non riguarda solo i fedeli ma il mondo intero. La sua figura, definita da gesti semplici e al tempo stesso potenti, è stata narrata più volte sul grande schermo, in film e documentari che ne hanno esplorato il carisma e le contraddizioni.
Tra le opere che meglio hanno anticipato, seppur involontariamente, alcuni aspetti del suo pontificato, spiccano quelle di registi italiani come Nanni Moretti, che in Habemus Papam aveva già riflettuto sulle fragilità di un pontefice, e Paolo Sorrentino, capace di immaginare, con The Young Pope e The New Pope, un Vaticano diviso tra tradizione e modernità. Ma è Conclave, il film di Edward Berger uscito nel 2024 e premiato con Oscar e Golden Globe per la sceneggiatura, a offrire oggi uno sguardo particolarmente attuale. La pellicola, ambientata proprio nei giorni successivi alla morte di un pontefice, svela i meccanismi – a volte oscuri – che regolano l’elezione del successore, mostrando quanto quel processo sia carico di tensioni e strategie.
Se la realtà, dal Covid-19 alla solitudine di una piazza San Pietro vuota, ha spesso superato la finzione, il cinema ha saputo cogliere, in anticipo, alcuni tratti di un’epoca in cui persino l’irrealtà è diventata esperienza quotidiana. Francesco, definito “il Papa venuto dalla fine del mondo”, ha incarnato questa contraddizione: un uomo capace di parlare a milioni di persone pur mantenendo un’umiltà disarmante, un riformatore che ha dovuto affrontare resistenze e critiche.




