Il piano Mps punta a 3,7 miliardi di utili al 2030, ai soci 16 miliardi
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena ha dato il via libera al nuovo piano industriale che delineerà il percorso del gruppo fino al 2030, un documento che sancisce di fatto la nascita del terzo operatore bancario italiano a seguito dell'integrazione con Mediobanca. L'operazione, che ha già registrato un'adesione all'86,3% nell'ambito dell'offerta pubblica di scambio, porterà alla creazione di un polo con oltre 7 milioni di clienti e una struttura pensata per generare sinergie significative. Gli obiettivi finanziari contenuti nel piano appaiono ambiziosi, prevedendo un margine di intermediazione in crescita fino a 9,5 miliardi di euro e un utile netto di 3,7 miliardi entro la fine del decennio. Particolare attenzione è riservata alla remunerazione degli azionisti, per i quali è previsto un payout del 100% che si tradurrà in distribuzioni complessive per circa 16 miliardi di euro nell'arco del piano.
Un'integrazione che guarda alla tecnologia e alla specializzazione
Alla base del progetto di fusione, che vedrà la conclusione delle attività istruttorie e la definizione del concambio entro il prossimo 10 marzo, vi è una chiara strategia di diversificazione del business. Il nuovo gruppo punterà a bilanciare i ricavi spostando il baricentro verso le attività commissionali, con il wealth management e il private banking destinati a diventare motori centrali della redditività. In questo contesto, è prevista l'integrazione delle reti di consulenza Widiba e Mediobanca Premier in un'unica piattaforma, con l'obiettivo di aumentare la massa delle attività gestite e il numero di consulenti finanziari. Sul fronte dell'innovazione, sono stati stanziati oltre 1 miliardo di euro per investimenti in tecnologie digitali e intelligenza artificiale, strumenti che dovrebbero rendere più efficienti i processi interni, con un risparmio stimato del 20% nei tempi di lavorazione delle pratiche di credito e controllo.
Gli investimenti di Enel tra reti e rinnovabili
Parallelamente alle mosse del panorama bancario, Enel ha presentato il proprio piano strategico per il triennio 2025-2028, ricevendo un'accoglienza positiva dal mercato. Il gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha incrementato di 10 miliardi la previsione di investimenti rispetto al precedente piano, portando il totale a 53 miliardi. La metà di queste risorse, circa 26 miliardi, sarà destinata allo sviluppo delle reti, con una quota predominante, intorno al 55%, concentrata in Italia. L'altra metà degli investimenti andrà a potenziare il business integrato, con una particolare enfasi sulle energie rinnovabili, che assorbiranno circa 20 miliardi. L'obiettivo è incrementare la capacità installata del gruppo, passando dagli attuali 68 GW a oltre 80 GW entro il 2028, con una crescita trainata in larga parte dall'eolico e dai sistemi di accumulo a batteria.
Leonardo chiude il 2025 con risultati sopra le attese
Nel settore della difesa e dell'aerospazio, Leonardo ha comunicato i risultati preliminari per l'esercizio 2025, che si sono rivelati superiori alle previsioni e alle stesse guidance, già ritoccate al rialzo nel corso dell'anno. L'amministratore delegato Roberto Cingolani ha sottolineato come i dati evidenzino un aumento sensibile di tutti gli indicatori economico-finanziari, frutto di un percorso di rafforzamento iniziato tre anni prima. I ricavi hanno raggiunto i 19,5 miliardi, in crescita dell'11%, mentre l'EBITA è salito a 1,75 miliardi, segnando un +18%. Particolarmente significativa è stata la riduzione dell'indebitamento netto di gruppo, sceso del 44,2% a 1 miliardo, anche grazie alla generazione di cassa e all'incasso derivante dalla cessione del business degli armamenti e sistemi sottomarini. Sul fronte della sostenibilità, il gruppo ha ridotto le emissioni di CO2 e i consumi idrici, confermando al contempo un aumento della forza lavoro e degli investimenti in ricerca e sviluppo, cresciuti del 20% e arrivati a rappresentare il 15% dei ricavi.




