Nuovo capitolo nell’inchiesta "Sistema Cilento": Borrelli audito a Roma, mentre De Luca invoca tempi rapidi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ex sindaco di Capaccio Paestum e già presidente della Provincia di Salerno, Franco Alfieri, rimane al centro di un intricato filone investigativo che ha portato alla luce presunti legami tra politica e criminalità organizzata. Il prossimo 1 aprile, alle ore 12, il procuratore capo di Salerno Giuseppe Borrelli sarà ascoltato a Roma dalla commissione antimafia, chiamata a far luce sulle dinamiche dello scambio elettorale-politico che avrebbe coinvolto, oltre alla Campania, anche l’Abruzzo. Parte della relazione, secondo indiscrezioni, risulterà già secretata, alimentando ulteriori interrogativi su un caso che continua a svilupparsi tra rivelazioni e colpi di scena.

Intanto, il governatore della Campania Vincenzo De Luca, interpellato a margine di un evento pubblico, ha preferito non entrare nel merito delle accuse, limitandosi a sottolineare l’importanza di una giustizia celere. «Fino al giudizio definitivo parliamo di persone innocenti», ha dichiarato, pur auspicando che le indagini procedano «senza guardare in faccia a nessuno». Un tono cauto, quello di De Luca, che non ha nascosto la necessità di evitare lungaggini in vicende giudiziarie di tale gravità.

D’altronde, le accuse rivolte ad Alfieri e agli altri nove indagati – tra cui spiccano i reati di scambio elettorale politico-mafioso, tentato omicidio ed estorsione – dipingono un quadro tanto complesso quanto inquietante. Le indagini della Dia di Salerno hanno portato alla luce un presunto accordo tra esponenti politici e clan, saltato per motivi ancora non del tutto chiari, che avrebbe spinto la criminalità organizzata a organizzare un piano omicida ai danni dell’ex sindaco. Sebbene Alfieri si trovi attualmente agli arresti domiciliari, la scoperta di tale minaccia ha aggiunto un ulteriore tassello a un mosaico già ricco di ombre.

A riaccendere i riflettori sulla vicenda è anche la Fondazione Vassallo, che ha rivendicato le proprie denunce risalenti al 2011, quando avrebbe segnalato al Partito Democratico le prime avvisaglie del cosiddetto "sistema Cilento". Oggi, a distanza di anni, le operazioni delle forze dell’ordine sembrano confermare quelle antiche preoccupazioni, restituendo l’immagine di un territorio in cui affari, politica e malavita avrebbero tessuto relazioni pericolose.

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