Spiragli tra Usa e Iran, ma Hormuz resta fermo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La delegazione iraniana presente a New York per l'Assemblea generale delle Nazioni Unite non ha in programma incontri con funzionari statunitensi. Lo riferisce l'agenzia governativa Irna, citando una fonte vicina alla delegazione, secondo cui le posizioni di Teheran sono state comunicate a Washington attraverso il mediatore qatariota e ora si attende una risposta americana. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi lascerà New York dopo aver completato gli impegni previsti.

Trump rivendica progressi economici

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un intervento pubblico, ha sostenuto che il suo Paese sta ottenendo risultati positivi sul fronte interno. «Una cosa devo dirla: ad eccezione del petrolio, che è più basso rispetto all'amministrazione Biden, e non dobbiamo più preoccuparci delle armi nucleari dell'Iran perché sono state spazzate via, ma ad eccezione del petrolio, tutto il resto sta scendendo... lo stiamo facendo scendere», ha dichiarato, aggiungendo che i fondi pensione 401(k) e i mercati azionari sono ai massimi storici.

Lo Stretto di Hormuz resta il nodo centrale

Lo Stretto di Hormuz continua a essere il cuore dello scontro. Prima dello scoppio del conflitto, avvenuto alla fine di febbraio con attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran, da questa rotta marittima transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali. Teheran ha imposto un blocco allo Stretto dopo l'inizio delle ostilità, mentre Washington ha risposto con un blocco navale dei porti iraniani.

Le minacce di Khamenei e la posizione iraniana

La guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, in una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, ha affermato che gli Stati Uniti saranno costretti a lasciare il Medio Oriente dopo aver subito «duri colpi» nelle acque dello Stretto di Hormuz. «Oggi, dopo aver subito dolorosi colpi da parte dei valorosi combattenti e dei guardiani dello Stretto di Hormuz, non osano più spingersi oltre il Mare Arabico», ha dichiarato Khamenei, senza menzionare esplicitamente gli Stati Uniti.

«Non passerà molto tempo prima che anche il Mare Arabico si liberi della loro presenza», ha aggiunto.

Mediazione internazionale e scambi di bozze

Nonostante l'assenza di colloqui diretti, i canali di comunicazione tra le parti restano aperti attraverso la mediazione di Qatar, Pakistan e Oman. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato che i colloqui con la parte americana si sono svolti tramite un mediatore qatariota, con l'obiettivo di comunicare le condizioni di Teheran, tra cui la fine della guerra su tutti i fronti, la cessazione delle azioni aggressive, la revoca del blocco navale e il rilascio dei beni iraniani.

Fonti diplomatiche riferiscono di uno scambio di bozze tra le parti, con il Qatar che ha confermato il proseguimento degli sforzi per una soluzione.

Il braccio di ferro sulle condizioni

Trump ha respinto un piano iraniano in sette giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, definendolo non sufficiente. «Vogliono concludere un accordo, ma non è l'accordo che voglio concludere io», ha affermato il presidente statunitense, secondo cui Teheran avrebbe «sopravvalutato le carte in mano». Da parte iraniana, Araghchi ha ribadito che ogni movimento verso la riapertura dello Stretto dipende dalla soddisfazione delle richieste di Teheran. «Siamo pienamente preparati a una ripresa della guerra. Restiamo fermi di fronte a qualsiasi nuova aggressione, anche se dovesse trattarsi di una guerra apocalittica», ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana, precisando che Teheran preferisce comunque una soluzione pacifica.

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