Trump invia truppe in Israele per vigilare sulla tregua a Gaza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le truppe statunitensi hanno iniziato a dispiegarsi in Israele durante la notte, costituendo il primo nucleo di una forza che avrà il compito di contribuire a supervisionare il cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza. L'operazione, della quale hanno dato notizia alcuni funzionari, prevede l'arrivo nel corso del fine settimana di circa duecento uomini, trasportati per via aerea sia direttamente dagli Stati Uniti che da altre basi militari dislocate in Medio Oriente. A coordinare sul posto le delicate operazioni è giunto, del resto, l'ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale delle forze armate statunitensi, il cui arrivo in territorio israeliano è avvenuto già ieri, a sottolineare la centralità strategica dell'iniziativa. Un dispiegamento che si inserisce in un quadro diplomatico in rapida evoluzione, e che mira a consolidare una tregua la cui firma ufficiale è attesa per lunedì a Sharm el Sheikh.

Il vertice per la firma e gli attori internazionali

La cerimonia per la ratifica dell'accordo tra Israele e Hamas, che si terrà nella località egiziana, sarà co-presieduta dal presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi e da quello americano Donald Trump. Ai lavori, secondo quanto riportano i media del Cairo, sono stati formalmente invitati i leader di numerose nazioni, tra le quali figurano Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna, nonché diversi attori chiave della regione come Qatar, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Turchia. Le consultazioni preparatorie, d'altronde, non si sono fermate: un colloquio telefonico tra il ministro degli Esteri egiziano e l'omologo americano ha permesso di definire gli ultimi dettagli in vista dell'appuntamento.

Le dichiarazioni e la mediazione americana

La presenza statunitense si è manifestata anche attraverso una visita simbolica a Gerusalemme, dove la figlia di Trump, Ivanka, il marito Jared Kushner e l'inviato speciale Steve Witkoff hanno sostato al Muro del Pianto. Witkoff, rivolgendosi ai giornalisti, ha espresso la propria soddisfazione per il cessate-il-fuoco, un risultato al quale ha personalmente contribuito in veste di mediatore per conto del presidente. "Siamo molto felici che gli ostaggi saranno liberati lunedì", ha affermato, aggiungendo che "ci sarà pace e molte vite saranno salvate". Dichiarazioni che giungono parallelamente all'avvio del trasferimento di prigionieri palestinesi e all'annuncio delle Nazioni Unite riguardante la ripresa degli aiuti umanitari nella Striscia a partire già da domani.

La possibile entrata in scena della Turchia

Mentre il processo diplomatico prosegue, un altro potenziale tassello si sta delineando con il possibile coinvolgimento di Ankara. Il ministero degli Esteri, quello della Difesa e i servizi segreti turchi stanno infatti esaminando i particolari di un eventuale dispiegamento di proprie truppe a Gaza. Una volta ultimata questa fase di valutazione tecnica, la proposta sarà sottoposta al vaglio del parlamento per la necessaria approvazione, come ha precisato un esponente di spicco del partito di governo.

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