Trump invita il ceo di Anthropic Dario Amodei a cena alla Casa Bianca
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha cenato domenica sera alla Casa Bianca con Dario Amodei, amministratore delegato della società di intelligenza artificiale Anthropic. Si tratta del primo incontro faccia a faccia tra i due, anticipato da Axios e confermato da fonti vicine al dossier. L'appuntamento è arrivato intorno alle 22, dopo il rientro del tycoon dal Medinah Country Club, alla periferia di Chicago, dove aveva partecipato alla President's Cup di golf.
La cena segue di pochi giorni una decisione giudiziaria sfavorevole per l'azienda e precede di appena due giorni un incontro alla Casa Bianca tra i vertici delle principali società americane di intelligenza artificiale e funzionari dell'amministrazione.
Un rapporto segnato da scontri e accuse
La relazione tra Trump e Amodei è stata tutt'altro che lineare. A metà settembre il presidente aveva attaccato pubblicamente il dirigente su Truth Social, accusandolo di voler rallentare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale e definendolo sprezzantemente come qualcuno che cerca di apparire un «angelo perfetto». La polemica era scaturita da un saggio pubblicato da Amodei il 12 settembre, intitolato «We Must Pace the Frontier», nel quale il ceo di Anthropic chiedeva di ridurre il ritmo di miglioramento dei modelli più avanzati per dare tempo al lavoro di allineamento e verifica.
La proposta aveva ricevuto il plauso di Sam Altman di OpenAI, di Elon Musk di xAI e di Demis Hassabis di Google DeepMind, ma aveva provocato la reazione stizzita della Casa Bianca. Il presidente americano ha respinto con fermezza qualsiasi ipotesi di rallentamento, sostenendo che gli Stati Uniti sono «circa un anno, forse un anno e mezzo, avanti alla Cina» nella corsa all'intelligenza artificiale e che l'unico a trarre vantaggio da un freno allo sviluppo sarebbe il rivale asiatico.
Il nodo della sicurezza nazionale
Il contrasto tra l'amministrazione Trump e Anthropic non si è limitato alle dichiarazioni pubbliche. All'inizio del 2025 il Pentagono aveva chiesto alla società di rimuovere dai propri modelli due limitazioni: il divieto di utilizzo per la sorveglianza di massa dei cittadini americani e il divieto di impiego in armi autonome letali.
Anthropic aveva rifiutato di autorizzare l'uso senza restrizioni, suscitando la reazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che aveva etichettato l'azienda come «rischio per la catena di approvvigionamento», una designazione normalmente riservata a società straniere considerate una minaccia per la sicurezza nazionale. La misura aveva di fatto estromesso Anthropic dalle commesse federali. La società ha presentato due ricorsi, uno in California e uno presso la Corte d'Appello del Distretto di Columbia, contestando la legittimità della decisione.
Un giudice californiano ha temporaneamente sospeso il provvedimento, ma la corte d'appello di Washington ha mantenuto in vigore il bando, lasciando aperta la partita giudiziaria.
La posta in gioco della cena
La cena di domenica assume un significato particolare anche alla luce del contesto politico. Il giorno precedente, Trump aveva dichiarato in un'intervista a Fox News di voler affrontare direttamente con Amodei la questione del rallentamento dello sviluppo dell'intelligenza artificiale. «Ne parleremo», aveva detto il presidente. «Io sono per: andiamo e vinciamo». Il tycoon ha confermato l'incontro ai giornalisti, definendo Anthropic una realtà «molto rispettata».
L'amministratore delegato dell'azienda ha un patrimonio personale stimato da Forbes in 15,5 miliardi di dollari, frutto della sua quota in Anthropic, società fondata nel 2021 insieme alla sorella Daniela e ad altri cinque ex dipendenti di OpenAI. La società ha recentemente raggiunto una valutazione prossima ai mille miliardi di dollari dopo un aumento di capitale da 65 miliardi.
Nonostante le divergenze pubbliche, Amodei ha più volte ribadito di condividere con l'amministrazione l'obiettivo di garantire agli Stati Uniti la leadership nell'intelligenza artificiale, definendo le proprie posizioni una questione di «policy over politics».
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