Tadej Pogacar vince la Sanremo, tabù sfatato dopo la caduta alla Cipressa

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La classicissima di primavera, quella che per lo sloveno sembrava essere l’unica astina ancora troppo alta per il suo immenso talento, ha finalmente ceduto. Tadej Pogačar, il campione capace di vincere ovunque e in qualsiasi modo, ha infranto il tabù della Milano-Sanremo, imponendosi in via Roma al termine di una edizione che lo ha visto protagonista assoluto, condizionato però da un episodio a dir poco singolare. La caduta, avvenuta proprio nel momento clou della competizione sull’ascesa della Cipressa, non solo non ne ha frenato la corsa, ma ha paradossalmente aggiunto un ulteriore strato di epicità a una prestazione già destinata a rimanere negli annali. Pogačar, ripartito con la consueta determinazione che lo contraddistingue, ha ricucito il gap e ha gestito la rimonta con la pazienza di chi, finalmente, aveva trovato la chiave per domare una corsa che lo aveva sempre accolto con un piazzamento, mai con il primo posto.

Se il percorso verso il traguardo della quinta Monumento – quella che gli manca per completare il pokerissimo delle classiche – era lastricato di tentativi precedenti, i numeri raccontano da soli l’evoluzione del rapporto tra il campione sloveno e la “Classicissima”. Quinto, poi quarto, infine due terzi posti consecutivi: una scalata al successo fatta di approcci sempre più convinti, di un’intensità cresciuta anno dopo anno, quasi come se la corsa più lunga del calendario professionistico volesse mettere alla prova la sua pazienza. Sabato 21 marzo, quella pazienza è stata ripagata in volata, dove Pogačar ha avuto la meglio su Tom Pidcock, un rivale temibile proprio nelle fasi conclusive. Pidcock, va ricordato, ha sempre dimostrato di possedere uno spunto veloce capace di mettere in difficoltà chiunque, eppure ieri il suo tentativo si è infranto contro la potenza e la determinazione di un Pogačar deciso a non farsi sfuggire l’appuntamento con la storia.

A fare la differenza, oltre alla gamba e alla testa, c’è stato anche un dettaglio tecnico che ha alimentato il dibattito tra gli addetti ai lavori: il mezzo meccanico. La Colnago Y1Rs, la bicicletta che lo accompagna in tutte le sue imprese più recenti, si è rivelata l’arma segreta sotto il profilo aerodinamico, con un particolare che non è passato inosservato. Si parla di due centimetri in più – riferiti presumibilmente alla geometria o alla configurazione del manubrio – che avrebbero ottimizzato la penetrazione nell’aria, regalando quella frazione di secondo decisiva nello sprint finale. Un vantaggio marginale, certo, ma in una corsa dove i margini si misurano in millimetri e i successi si decidono per un tratto di gomma, quei dettagli assumono un peso specifico incalcolabile.

La caduta e la rimonta, gli altri protagonisti al traguardo

L’episodio che avrebbe potuto cambiare il corso della corsa si è verificato sulle rampe della Cipressa, quando una frenesia collettiva ha scatenato una caduta che ha coinvolto diversi uomini di classifica. Pogačar, finito a terra, è stato costretto a una ripartenza fulminea, bruciando energie preziose per riagganciare il gruppo dei migliori. Invece di cedere al panico, l’azzardo tattico si è trasformato in un’accelerazione che ha selezionato ulteriormente il drappello di testa, isolando i favoriti. Dietro al duello tra i primi due, a completare il podio ci ha pensato Wout Van Aert, terzo, mentre Mathieu Van der Poel – uno dei grandi attesi alla vigilia – ha vissuto un epilogo opposto, cedendo vistosamente nel finale. Il crollo del campione olandese, incapace di sostenere il ritmo imposto sul Poggio, ha confermato come la durezza della selezione abbia premiato chi, come Pogačar, ha saputo trasformare un momento di difficoltà in un’opportunità per imporre la propria supremazia.

Il meteo avverso e la granfondo, un contorno di storie parallele

Mentre i professionisti scrivevano la storia in via Roma, un’altra sfida si svolgeva in parallelo lungo lo stesso tracciato, sebbene con partenza e arrivo invertiti. La Granfondo Sanremo-Sanremo “La Classicissima”, manifestazione nata dodici anni fa e organizzata dall’Uc Sanremo, ha visto trionfare Nicholas Calipa. Il giovane ciclista ventitreenne di Camporosso, in forza al team Officine Mattio Cc, ha dovuto fare i conti con condizioni meteo proibitive, una costante per tutta la durata della sua prova. Come raccontato dal presidente dell’ente organizzatore Fabrizio Fusini, la pioggia ha battuto incessante dall’inizio alla fine, per cessare solo all’atto del traguardo: un particolare che rende ancor più meritoria la resistenza dei partecipanti, sebbene il bollettino finale abbia registrato un numero significativo di ritirati, sessantasei, a testimonianza della durezza di un percorso già di per sé selettivo senza l’aggravante delle intemperie.

Dettagli tecnici e un percorso di avvicinamento lungo quattro anni

L’analisi della prestazione di Pogačar non può prescindere dal percorso di avvicinamento che ha preceduto l’impresa di sabato. Ogni tentativo precedente, scandito da piazzamenti progressivamente migliori, aveva delineato un quadro chiaro: la Sanremo non era una corsa impossibile per lui, ma richiedeva un’interpretazione diversa rispetto alle corse a tappe o ai monumenti dalle pendenze più dure. La gestione delle energie, l’attenzione ai dettagli aerodinamici – come testimoniato dalla scelta della Colnago con quel plusvalore di due centimetri – e la capacità di non lasciarsi trascinare in attacchi prematuri sono stati gli elementi che hanno fatto pendere l’ago della bilancia. Lo sprint finale contro Pidcock, vinto con una progressione che ha lasciato il rivale senza riferimenti, ha chiuso il cerchio di un’ossessione che stava per diventare tale, trasformando finalmente il quinto posto del debutto in quella prima, agognata, vittoria.

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