Spread Btp-Bund sotto la soglia dei 100 punti, rendimenti decennali tornano a sfiorare il 3,98%

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il differenziale tra i nostri Btp e i Bund tedeschi, un termometro particolarmente sensibile della fiducia dei mercati nei confronti del debito pubblico italiano, ha continuato nella giornata di martedì 31 marzo la traiettoria di lieve alleggerimento già intravista in chiusura di settimana. Dopo le tensioni che avevano caratterizzato i sette giorni precedenti – periodo durante il quale la volatilità era stata alimentata anche dall’esposizione dell’Italia alle dinamiche della crisi energetica – il parametro si è assestato su valori che non si vedevano da qualche tempo, stabilizzandosi intorno ai 95 punti base. Un dato, quest’ultimo, che conferma una certa tenuta nonostante il permanere di scenari geopolitici complessi, capaci in altre occasioni di innescare scatti improvvisi verso l’alto del cosiddetto “rischio paese”.

Nelle prime ore di contrattazioni di martedì, il miglioramento rispetto all’apertura di lunedì è apparso evidente: il rendimento del decennale benchmark è sceso sotto la soglia psicologica del 4%, toccando percentuali che agevolano la gestione del debito, sebbene gli analisti monitorino con attenzione la tenuta di questo equilibrio. La seduta precedente, quella di lunedì 30 marzo, aveva già fornito segnali in questa direzione. In apertura di quella giornata il differenziale si era presentato a 96 punti base, con un rendimento al 4,04%, segnando una flessione rispetto ai 97 punti e al 4,07% della chiusura di venerdì 27. Un movimento, seppur lieve, che aveva trovato conferma nel finale, quando lo spread ha archiviato le contrattazioni a 94 punti base e il rendimento è sceso fino al 3,98%.

Il traino dei Bund e la reazione agli scenari petroliferi

L’andamento dei nostri titoli di Stato, in questa fase, procede di pari passo con quello dei Bund tedeschi, considerati il porto sicuro per eccellenza in Europa. Il calo dei rendimenti italiani, che ha seguito una traiettoria analoga a quella dei benchmark tedeschi, indica una riduzione del premio al rischio richiesto dagli investitori. Un elemento di particolare interesse, in questo contesto, è rappresentato dalla relativa indifferenza mostrata dai mercati obbligazionari rispetto alle tensioni internazionali. Nel fine settimana, infatti, erano circolate con insistenza ipotesi relative a un’ipotetica invasione di terra dell’Iran, scenari che avevano alimentato previsioni di un possibile shock energetico con il petrolio in grado di raggiungere i 200 dollari al barile. Nonostante queste avvisaglie, generalmente causa di fughe verso la qualità, i nostri titoli hanno mantenuto una sostanziale stabilità, suggerendo che l’attenzione degli operatori rimanga ancorata, per il momento, a fattori di liquidità interni piuttosto che a tensioni belliche esterne.

Aste di fine mese e raccolta del Tesoro

A sostenere il sentiment positivo ha contribuito, con ogni probabilità, l’esito delle aste di fine marzo attraverso le quali il Tesoro ha immesso sul mercato nuova quantità di titoli. Le operazioni, i cui risultati sono stati pubblicati nel corso del fine settimana, hanno fatto registrare una raccolta complessiva superiore ai 21 miliardi di euro. Un risultato, questo, che ha dimostrato come nonostante l’instabilità registrata nella scorsa settimana – instabilità che gli addetti ai lavori avevano ricondotto in parte proprio alla sensibilità energetica del nostro sistema – la domanda per i Btp sia rimasta robusta. La capacità di assorbimento dell’emissione da parte del mercato, unita a spread in contrazione, rappresenta un connubio favorevole per le casse pubbliche, riducendo l’incidenza degli interessi passivi sul bilancio statale.

La fotografia del mercato obbligazionario

La fotografia scattata in queste ultime sessioni restituisce l’immagine di un mercato obbligazionario che, pur tenendo conto delle fragilità strutturali italiane legate al fabbisogno energetico e al debito elevato, sembra aver trovato un punto di equilibrio dopo le oscillazioni della scorsa settimana. I numeri parlano chiaro: dai 97 punti di venerdì, si è passati ai 96 in apertura di lunedì, per chiudere a 94 e confermare il trend ribassista anche martedì con il consolidamento sotto i 95. Parallelamente, il rendimento ha rotto la barriera del 4%, attestandosi su livelli che, pur non essendo paragonabili ai minimi storici, offrono un margine di respiro in un contesto di politica monetaria ancora restrittiva. Nessun movimento brusco, quindi, ma una lenta e costante riconquista di terreno da parte del debito italiano, che continua a essere seguito con il bilancino dagli investitori istituzionali internazionali.

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