Poste Italiane deposita in Consob l’opas su Tim: 0,635 euro per azione tra contanti e azioni
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Redazione Economia
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L’operazione, annunciata al mercato lo scorso 22 marzo, ha compiuto ieri un passo formale decisivo: Poste Italiane ha depositato in Consob il documento d’offerta relativo all’opas totalitaria volontaria sulle azioni ordinarie di Telecom Italia. La data, quella del 10 aprile, segna l’avvio dell’iter che porterà – salvo sorprese – gli azionisti Tim a doversi esprimere su un corrispettivo composto da una parte liquida e da una parte in azioni di nuova emissione della stessa Poste. Nel dettaglio, per ogni titolo conferito, l’azionista riceverà 0,167 euro in contanti e 0,0218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. La somma, pari a 0,635 euro complessivi per azione, inCorpora un premio del 9% rispetto al prezzo di chiusura rilevato il 20 marzo, vigilia dell’annuncio informale.
Il valore dell’operazione e l’esborso per Poste
L’intera offerta raggiunge un valore complessivo di 10,8 miliardi di euro, una cifra che riflette la portata dell’operazione voluta da Poste per mettere le mani sul controllo di Tim. L’esborso in contanti a carico di Poste Italiane si attesta comunque su poco più di 2,8 miliardi, considerando la parte monetaria del corrispettivo. Il resto del valore, infatti, verrà coperto dalle azioni di nuova emissione che andranno a incrementare il capitale sociale dell’acquirente, diluendo – di fatto – gli attuali azionisti di Poste. Un aspetto, quest’ultimo, che non ha mancato di sollevare interrogativi sulla sostenibilità finanziaria dell’intera struttura.
Scope Ratings: indebitamento in aumento, profilo di rischio sotto esame
Proprio su questo fronte si è concentrata l’analisi di Scope Ratings. I due analisti Carlo Capuano e Alessandra Poli, che seguono l’area Sovereign & Public Sector per l’agenzia di rating, hanno valutato l’impatto dell’opas volontaria sul bilancio dell’entità risultante dalla fusione. Secondo il loro giudizio, l’operazione – pur offrendo un premio agli azionisti Tim – comporterà un incremento del livello di indebitamento di Poste Italiane, con un potenziale deterioramento del profilo di rischio finanziario. Non si tratta, va detto, di una previsione catastrofica, ma di un alert tecnico: l’aumento della leva finanziaria potrebbe, in assenza di sinergie rapide, rendere più vulnerabile il gruppo a eventuali shock di mercato o a un rialzo dei tassi.
Il meccanismo dell’offerta e la tempistica regolatoria
L’opas, come recita il documento depositato, è totalitaria e volontaria: totalitaria perché mira all’intero capitale ordinario di Tim, volontaria perché non conseguente a obblighi di legge derivanti da superamenti di soglie. Per ogni azione conferita, dunque, la formula è quella già nota: 0,167 euro in contanti più 0,0218 azioni Poste di nuova emissione. Il rapporto di scambio non prevede aggiustamenti in corsa, se non quelli eventualmente imposti dalla Consob nel corso dell’esame del documento d’offerta. Ora la palla passa all’autorità di vigilanza, che dovrà approvare il prospetto informativo prima che Poste possa lanciare ufficialmente il periodo di adesione. Le cronache di questi giorni raccontano di un’operazione seguita con attenzione anche in ambito governativo, visto il peso di entrambi i soggetti nel perimetro degli interessi nazionali, senza che siano emerse, però, indicazioni formali di senso contrario.




