Orologio dell'apocalisse: a soli 85 secondi dalla mezzanotte, un segnale senza precedenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ticchettio, ormai, è un rombo assordante che segna il tempo che ci separa dalla catastrofe. Il Bulletin of the Atomic Scientists, il cui comitato scientifico include diversi premi Nobel, ha aggiornato il proprio Doomsday Clock, l'indicatore metaforico della vulnerabilità del mondo, portandolo a soli 85 secondi dalla mezzanotte. Si tratta della misura più prossima all'"ora X", che simboleggia l'autodistruzione globale, dalla creazione dello strumento nel 1947, all'alba della Guerra Fredda. Un movimento di soli quattro secondi rispetto all'anno precedente, certo, ma che assume il peso di un giudizio irrevocabile: l'umanità non è mai stata così vicina al baratro, secondo gli esperti, a causa di una pericolosa convergenza di minacce, vecchie e nuove, che si alimentano a vicenda in un circolo vizioso.

Le ragioni di un avvicinamento storico

Se la guerra in Ucraina, con il suo strascico di tensioni nucleari e la violazione di principi fondamentali del diritto internazionale, rappresenta il fattore più immediato e visibile, gli scienziati del Bulletin ne individuano degli altri, altrettanto corrosivi. La crisi climatica, che procede inalterata nonostante gli allarmi sempre più pressanti della comunità scientifica, contribuisce a destabilizzare intere regioni, innescando conflitti per le risorse e migrazioni di massa. A ciò si aggiunge, come elemento di disturbo recente ma di potenziale devastante, lo sviluppo incontrollato dell'intelligenza artificiale, la cui capacità di accelerare la corsa agli armamenti o di diffondere disinformazione su scala globale è ritenuta, a giusta ragione, un moltiplicatore di rischio di prim'ordine. Non bisogna dimenticare, poi, le politiche commerciali aggressive, come l'imposizione di dazi che erodono la cooperazione internazionale, creando frizioni tra potenze economiche in un momento in cui, al contrario, sarebbe vitale un fronte unito per affrontare sfide comuni.

Uno strumento di allerta, non di predizione

È fondamentale sottolineare, come fanno gli stessi scienziati, che l'Orologio dell'Apocalisse non è un oracolo e non predice il futuro con certezza matematica. Si tratta piuttosto di una potente metafora, un grido di allarme lanciato da coloro che, per professione e conoscenza, hanno la responsabilità di monitorare i pericoli esistenziali per il pianeta. La sua regolazione annuale si basa su un'analisi scrupolosa degli eventi geopolitici, delle tendenze tecnologiche e dei dati scientifici, con l'obiettivo preciso di scuotere l'opinione pubblica e i decisori politici dalla loro inerzia. Ogni secondo guadagnato verso la mezzanotte è un monito: il tempo per agire, per invertire una rotta che appare sempre più suicida, si sta esaurendo.

Il peso delle scelte politiche sulla bilancia globale

La decisione dell'amministrazione del presidente Donald Trump di ritirarsi formalmente dall'Accordo di Parigi sul clima, avvenuta in un giorno non lontano dall'aggiornamento del Doomsday Clock, fornisce un esempio concreto di come le scelte di un singolo governo possano influire sulla sicurezza collettiva. Tale mossa, che isolò gli Stati Uniti nel panorama della diplomazia ambientale, è emblematica di una tendenza al nazionalismo e al disimpegno dai trattati multilaterali che, secondo il Bulletin, indebolisce gravemente la capacità del mondo di rispondere in maniera coordinata alle crisi sistemiche. Si tratta di azioni le cui conseguenze, seppur non immediate, pesano sulla bilancia degli scienziati, spingendo le lancette in avanti, verso un destino che tutti dichiarano di voler evitare ma verso il quale, con le proprie azioni o inazioni, ci si sta dirigendo a grandi passi.

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