Sean Penn riceve a Kiev un "IronOscar" fatto con il metallo di un vagone danneggiato dalla guerra

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notte degli Oscar, quella in cui Kieran Culkin saliva sul palco del Dolby Theatre per ritirare il premio come miglior attore non protagonista al posto di Sean Penn, l’interessato si trovava già dall’altra parte del mondo, in viaggio verso l’Ucraina. Una scelta, quella dell’attore 65enne, che è stata resa nota solo a cose fatte, quando i convogli delle Ferrovie Ucraine hanno diffuso le immagini del suo arrivo a Kiev, svelando che la cerimonia di Los Angeles non avrebbe visto la sua partecipazione, preferendole un’ulteriore visita nel paese martoriato dal conflitto con la Russia. Una decisione che gli è valsa, qualche giorno dopo, un riconoscimento singolare quanto simbolico, consegnatogli non dall’Academy ma dall’amministratore delegato delle Ferrovie Ucraine, Oleksandr Pertsovskyi.

Pertsovskyi ha infatti voluto omaggiare l’attore con una statuetta realizzata artigianalmente, un "IronOscar" – come è stato subito ribattezzato sui social – forgiato utilizzando il metallo di un vagone ferroviario danneggiato durante un attacco missilistico russo. Un gesto che porta con sé un significato che va ben oltre la semplice supplenza per l’assenza alla cerimonia ufficiale. Nel video della consegna, diffuso dallo stesso amministratore e ripreso dalla stampa internazionale, lo si vede porgere il premio a Penn, spiegandogli la provenienza di quel metallo, scampato alla distruzione e ora trasformato in un omaggio alla sua solidarietà. “Non è d’oro”, gli dice Pertsovskyi nel filmato, “ma è molto reale, viene dal profondo del nostro cuore ed è molto importante per noi”. Sulla superficie della statuetta, come riportano alcuni media, sarebbe stata incisa una dedica che spiega la trasformazione di quell’acciaio: un tempo usato per trasportare milioni di persone in fuga dalla guerra, colpito da un missile, non è stato fuso in un’arma ma è diventato il simbolo della gratitudine per il sostegno dell’attore.

Non è la prima volta, del resto, che il vincitore del premio Oscar per Mystic River e Milk – e ora anche per Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson – lega il suo nome alla causa ucraina. Penn era già stato nel paese in diverse occasioni dall’inizio dell’invasione su larga scala, nel febbraio del 2022, incontrando più volte il presidente Volodymyr Zelensky e lavorando a un documentario sulla sua figura. Un impegno che lo aveva portato, in passato, a compiere un gesto dal forte valore simbolico: aveva donato una delle sue statuette d’oro a Zelensky, dichiarando che avrebbe potuto tenerla fino alla fine della guerra o addirittura fonderla per ricavarne proiettili, se necessario. Un aneddoto, questo, che rende ancora più coerente e denso di significato il dono ricevuto ora a Kiev, una sorta di contrappasso laico e affettuoso che restituisce all’attore un Oscar trasformato dalla realtà della guerra.

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