Sean Penn riceve un IronOscar a Kiev, statuetta forgiata con i detriti di un vagone colpito dai russi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La notte degli Oscar, quella del 15 marzo, Sean Penn non era al Dolby Theatre di Los Angeles a ritirare la sua terza statuetta, vinta come migliore attore non protagonista per il film Una battaglia dopo l'altra. L'attore, che con questo premio è entrato nel ristretto club dei colleghi con tre Oscar in bacheca, aveva infatti preferito un'altra destinazione: Kiev, dove il suo sostegno all'Ucraina, iniziato fin dai primi giorni dell'invasione russa, si è tradotto in un'altra visita. Una scelta di campo netta, che ha trasformato quella che poteva essere una semplice assenza in un gesto politico, costringendo Kieran Culkin, presentatore della categoria, a scherzare sul palco sul fatto che Penn non avesse voluto o potuto essere presente.

Ed è proprio nella capitale ucraina, a conflitto ormai giunto al quarto anno, che l'attore ha avuto modo di ricevere comunque un premio, seppur molto diverso dalla lucida statuetta dorata. Oleksandr Pertsovskyi, amministratore delegato delle Ferrovie ucraine, gliene ha consegnato una versione del tutto speciale, ribattezzata IronOscar. Non oro, ma metallo proveniente da un vagone ferroviario danneggiato da un attacco missilistico russo: un oggetto che porta con sé i segni del conflitto, trasformato in simbolo di gratitudine. La dedica incisa sulla base spiega il senso profondo dell'iniziativa: quell'acciaio, un tempo utilizzato per allontanare milioni di persone dalla guerra, dopo l'impatto di un missile non è stato fuso per fabbricare armi, ma per creare un segno di riconoscenza per l'impegno di Penn.

Un gesto che intreccia il cinema e la guerra, raccontato da un video social

La scena della consegna, immortalata in un video diffuso dallo stesso Pertsovskyi attraverso i suoi canali social, mostra un Penn visibilmente colpito dal regalo. Mentre il manager delle ferrovie spiega che la statuetta proviene da un vagone distrutto e che quel metallo, sopravvissuto all'impatto, è per loro carico di significato, l'attore lo abbraccia e lo ringrazia, definendo il tutto un tesoro. Un momento che intreccia il mondo dello spettacolo con la durezza della cronaca, e che ha fatto rapidamente il giro del web, mostrando come anche un premio cinematografico possa diventare un oggetto politico e profondamente simbolico.

La coerenza di una scelta e l'incontro con Zelenskyy

D'altronde, per Penn non si tratta di una novità. Il suo impegno a favore dell'Ucraina è noto e documentato: nel 2022, durante una precedente visita, aveva addirittura donato uno dei suoi Oscar al presidente Volodymyr Zelenskyy, dichiarando che era un gesto simbolico e che se avesse saputo il premio al sicuro laggiù, si sarebbe sentito più forte. Un aneddoto che rende ancora più coerente la sua decisione di saltare la cerimonia di domenica, e che trova un naturale compimento nell'incontro avuto proprio a Kiev con lo stesso Zelenskyy, il quale non ha mancato di ringraziarlo pubblicamente, definendolo un amico vero del paese, presente sin dal primo giorno dell'invasione su larga scala.

Un premio che pesa più dell'oro per chi lo ha ricevuto

L'assenza di Penn dalla notte degli Oscar, dunque, non è stata solo una questione di agenda. Dietro c'è una precisa volontà di testimoniare la propria vicinanza a un popolo in armi, una scelta che il premio ricevuto a Kiev trasforma in un racconto parallelo a quello hollywoodiano. L'IronOscar non sostituirà quello ufficiale, che pure gli spetta, ma rappresenta qualcosa che la tradizionale statuetta non potrà mai incarnare: il riconoscimento per una solidarietà che va oltre il cinema, fatta di viaggi, documentari e prese di posizione pubbliche. Una storia, questa, che parla di guerra e di arte, e che vede un attore premiato due volte: una a Los Angeles, in absentia, e l'altra a Kiev, con in mano un pezzo di metallo segnato dalle bombe.

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