Fenice, Giuli e Fondazione in coro: «Fiducia a Colabianchi e Venezi»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Un muro, sebbene invisibile, si è eretto tra il palco e la platea del Teatro La Fenice, dove l'inaugurazione della Stagione 2025/2026, attesa per la serata del 20 novembre con "La Clemenza di Tito" di Mozart, rischia di essere offuscata da una polemica che ormai da mesi attanaglia l'istituzione musicale veneziana. Da un lato, le maestranze, che esprimono un malessere profondo e contestano con veemenza la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale, una scelta calata dall'alto e giudicata inadeguata per un teatro di tale levatura; dall'altro, il sovrintendente Nicola Colabianchi e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, i quali, rinsaldando le proprie posizioni, non accennano a nessun passo indietro e blindano le decisioni assunte, definendo le voci di una possibile revoca nient'altro che "maldicenze".

Il via libera ufficiale della Fondazione

Il Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice, chiamato per la prima volta a pronunciarsi esplicitamente sulla questione, ha messo nero su bianco quella che fino a ieri era una posizione di fatto, ovvero la piena e totale fiducia concessa sia al soprintendente Colabianchi che alla direttrice designata Venezi, la cui entrata in carica è prevista per l'ottobre del prossimo anno. Una conferma arrivata senza esitazioni, nonostante il clima interno, descritto dai rappresentanti dei lavoratori come "gravissimo", sia segnato da processi decisionali che essi giudicano poco trasparenti e da scelte imposte senza un reale confronto con chi, in teatro, ci lavora ogni giorno.

La protesta silenziosa delle maestranze

Proprio la richiesta di dialogo, che costituisce il cuore della protesta, ha subito un'ulteriore e significativa strozzatura quando la Direzione della Fondazione ha impedito alla rappresentanza sindacale di leggere un breve comunicato prima del calare del sipario sull'opera mozartiana. Quel diniego, percepito come l'ennesimo segnale di una gestione "sempre più chiusa e autoritaria", ha spinto le lavoratrici e i lavoratori a organizzare una forma di protesta alternativa, sebbene del tutto simbolica, fissando un appuntamento in Campo San Fantin, poco prima dell'inizio della recita, per dare pubblicamente voce al proprio dissenso dinanzi a cittadini e organi di stampa.

Un conflitto che oltrepassa le mura del teatro

La frattura, che sembra ormai incancrenita, non si limita ai soli interni del teatro ma coinvolge, in una partita più ampia, anche il sindaco Luigi Brugnaro e, soprattutto, il ministro Giuli, il quale ha personalmente e ripetutamente ribadito il suo sostegno incondizionato alla direttrice musicale, descritta come una figura "brava e forte", la cui permanenza al Fenice non è in discussione. Mentre le segreterie di Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal denunciano questa "ulteriore chiusura", la serata inaugurale si appresta dunque a diventare il palcoscenico di un conflitto le cui note, purtroppo, rischiano di sovrastare quelle della musica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.