La Fenice di Venezia, il pubblico insorge contro Colabianchi: «dimettiti» tra cori e volantini

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non era certo l’ouverture prevista per il concerto del Venerdì Santo, eppure il sipario si è alzato su una scena inedita: quella di un pubblico che, invece di attendere in religioso silenzio le note di Vivaldi, Lotti e Pergolesi, ha trasformato la platea del teatro veneziano in un tribunale improvvisato. Poco prima che il maestro Michael Hofstetter – al suo debutto sul podio della Fenice – battesse il primo colpo di bacchetta, una voce solitaria si è levata dalle poltrone di velluto, rompendo quell’attesa carica di sacralità che di solito precede l’esecuzione di musiche votive. «Colabianchi dimettiti», ha gridato qualcuno. E quell’urlo, dapprima quasi un incidente, è stato subito accolto da un fragoroso applauso, per poi trasformarsi in un coro compatto che ha scandito per oltre un minuto una sola parola: «Dimissioni, dimissioni».

Il concerto interrotto dalle proteste organizzate dal comitato “Fenice viva”

L’occasione, come detto, era il tradizionale concerto del Venerdì Santo, una delle ricorrenze più sentite nel calendario del teatro veneziano. Orchestra e coro erano già sul palco quando la contestazione ha preso, e non si è trattato di un episodio spontaneo: a rendere l’operazione tutt’altro che casuale è stata la presenza, nei palchi e tra il loggione, di alcuni manifestanti che hanno lanciato volantini – quelli stessi distribuiti poco prima in campo San Fantin dal comitato di sostegno autodefinitosi “Fenice viva”. Il loro obiettivo era chiaro, e lo hanno raggiunto: portare la protesta contro il sovrintendente Nicola Colabianchi all’interno stesso del tempio della lirica, laddove la musica sacra avrebbe dovuto imporre tregua e raccoglimento. La contestazione, invece, ha trovato ampio seguito tra il pubblico, dimostrando come il malumore nei confronti della gestione del teatro non sia circoscritto a una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

Il bersaglio della rabbia: le scelte artistiche e la nomina contestata

A innescare il coro di voci alzatasi da platea e palchi non è stata una decisione improvvisa o un incidente di percorso, bensì una lunga scia di polemiche che affonda le radici in una nomina, quella di Beatrice Venezi a direttore musicale della Fenice, che già in passato aveva diviso il mondo della critica e del pubblico. Colabianchi, da parte sua, ha già fatto sapere di non voler fare «nessun passo indietro», ribadendo la propria posizione con una fermezza che, a giudicare dalla reazione di ieri sera (3 aprile), rischia di alimentare ulteriormente la frattura. La protesta, del resto, aveva già avuto precedenti manifestazioni, ma mai con la carica simbolica di un’interruzione – seppur temporanea – di un concerto religioso.

Volantini, grida e applausi: la dinamica di una serata diventata caso

La dinamica degli eventi, ricostruita da più testimoni presenti in sala, racconta di una progressione quasi inarrestabile: la voce isolata, gli applausi a sostegno, poi il ritmo incalzante del «dimissioni» scandito a più voci mentre dall’alto piovevano i fogli volantini. Nessun atto di violenza, nessun contatto fisico, ma una pressione morale così intensa da costringere il teatro a fare i conti con una spaccatura che ormai è sotto gli occhi di tutti. Il maestro Hofstetter, al suo debutto veneziano, si è trovato suo malgrado a dirigere non solo l’orchestra ma anche un clima di tensione che nulla aveva a che fare con la partitura. Eppure il concerto si è svolto regolarmente, come se quella protesta iniziale fosse stata un preludio dissonante presto riassorbito – anche se il messaggio, chiaro e inequivocabile, era già stato consegnato.

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