Urbanistica a Milano, la protesta delle famiglie e il sistema di corruzione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Davanti ai cancelli dei cantieri bloccati, stamattina alle 11 in via Valtellina, si è consumata una "colazione di protesta" organizzata da famiglie e imprenditori edili, che hanno lasciato sui muri post-it con i nomi e le somme investite – e per il momento perdute – in progetti immobiliari mai realizzati. Un gesto simbolico, ma che racconta una crisi che affonda le radici in un sistema di corruzione ormai smantellato dall’inchiesta della procura milanese.

Il gip Mattia Fiorentini, nelle oltre 400 pagine dell’ordinanza che ha portato a sei arresti, ha definito quel meccanismo «tentacolare e sedimentato», un vero e proprio «mercimonio della funzione pubblica». Non si trattava di semplice «rigenerazione urbana», ma di un intreccio in cui interessi privati e pubblici si confondevano, con la Commissione per il paesaggio al centro di una spartizione del territorio. Tra i destinatari delle misure cautelari, il ceo di Coima Manfredi Catella – che ha già redistribuito deleghe al cda –, l’ex assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, il manager Federico Pella e l’architetto Alessandro Scandurra.

Secondo il magistrato, il metodo era chiaro: da una parte i privati, che «dettavano le regole», arrivando persino a influenzare la legislazione per mantenere i propri privilegi; dall’altra i pubblici ufficiali, che si comportavano come «commerciali d’azienda», svendendo la pianificazione urbana agli speculatori. Un circolo vizioso che, scrive Fiorentini, aveva ormai assunto i contorni di una prassi «istituzionalizzata».

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