FiberCop, il Tribunale di Milano rigetta il ricorso cautelare di Tim sulle tariffe del Master Service Agreement
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Redazione Economia
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Il Tribunale di Milano ha depositato oggi, 21 luglio 2026, l'ordinanza con cui ha rigettato integralmente il ricorso cautelare ex articolo 700 del codice di procedura civile presentato da Tim nei confronti di FiberCop. La decisione, accolta con soddisfazione dalla società della rete fissa controllata dal consorzio guidato da Kkr, riguarda la controversia sulle nuove tariffe di accesso all'ingrosso e, in particolare, sull'interpretazione del Master Service Agreement che regola i rapporti tra le due società dopo la separazione dell'infrastruttura.
La stessa FiberCop lo ha reso noto nel pomeriggio di oggi, dichiarando che il Tribunale ha escluso la sussistenza dei presupposti per la tutela cautelare richiesta dall'operatore guidato da Pietro Labriola.
Il contenzioso sul Master Service Agreement
Al centro della battaglia legale vi era la richiesta di Tim di obbligare FiberCop a comunicare all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni le condizioni economiche previste dal Master Service Agreement, quel contratto che disciplina i termini di accesso dell'ex monopolista alla rete di cui ora è solo un cliente, seppur di gran lunga il più rilevante. Secondo la ricostruzione della società della rete, nell'ordinanza depositata oggi il Tribunale ha ritenuto che l'interpretazione prospettata da Tim non trovasse riscontro nel contenuto del contratto.
Non solo: il giudice ha anche affermato che i prezzi stabiliti dal Master Service Agreement non risultano applicabili nelle aree soggette al quadro regolatorio definito dall'Agcom, escludendo di conseguenza che FiberCop fosse tenuta a effettuare la comunicazione richiesta. In pratica, il tariffario concordato tra Tim e FiberCop all'interno del Master Service Agreement sarebbe applicabile solo nelle aree non regolate, pari a circa il 6% del territorio nazionale, mentre nel restante 94% si dovrebbe applicare il nuovo listino prezzi attualmente al vaglio dell'Autorità.
Le implicazioni del nuovo status regolatorio
La disputa si inserisce nel delicato contesto della riorganizzazione della rete fissa italiana, avviata con la separazione strutturale dell'infrastruttura di Tim, diventata operativa il primo luglio 2024. Nel marzo scorso, con la delibera 58/26/CONS, l'Agcom ha riconosciuto FiberCop come operatore wholesale only, qualifica che ha alleggerito il regime regolatorio precedente, basato su prezzi rigidamente orientati ai costi, sostituendolo con un sistema di valutazione basato su condizioni "eque e ragionevoli".
La nuova classificazione, che equipara FiberCop alla rivale Open Fiber, ha dato alla società maggiore flessibilità nella definizione delle tariffe, ma ha anche acceso un acceso dibattito tra gli operatori che acquistano l'accesso all'ingrosso. Il nuovo listino, proposto ad aprile e ora in attesa del verdetto dell'Autorità, è stato duramente contestato da Fastweb+Vodafone, WindTre, Iliad e Sky Italia, che hanno inviato una lettera congiunta all'Agcom chiedendo di rigettarlo integralmente.
Gli operatori lamentano aumenti concentrati nelle aree in cui FiberCop esercita un monopolio, un incremento dei costi di disattivazione del rame che disincentiverebbe la migrazione alla fibra e l'introduzione di una clausola di adeguamento automatico all'inflazione.
Ora la palla passa all'Agcom
Con il rigetto del ricorso cautelare, si scioglie a favore di FiberCop il nodo giudiziario, ma la partita decisiva si gioca ora sul terreno regolatorio. Toccherà all'Agcom esprimersi sul listino, un verdetto atteso per luglio dopo la riunione del Consiglio dell'Autorità in programma mercoledì 22 luglio. Secondo indiscrezioni, l'Agcom avrebbe già riscontrato alcune criticità nelle condizioni economiche proposte da FiberCop, che non risulterebbero pienamente allineate ai principi dell'analisi di mercato approvata a marzo.
Se l'Autorità richiedesse modifiche al tariffario e FiberCop non si adeguasse in tempo, dal 16 settembre continuerebbero ad applicarsi le vecchie tariffe, con eventuali conguagli retroattivi. FiberCop, da parte sua, difende la revisione dei listini come un adeguamento necessario all'aumento dei costi e dell'inflazione, sostenendo che i prezzi all'ingrosso italiani resterebbero comunque tra i più bassi d'Europa.
L'azienda guidata da Massimo Sarmi si è detta pronta a collaborare con le Autorità e a valutare eventuali correzioni, ma la posta in gioco è alta: Tim, che già paga poco meno di 2 miliardi di euro all'anno per l'accesso alla rete, stima decine di milioni di euro di costi aggiuntivi annuali. L'intero comparto delle tlc italiane, alle prese con investimenti onerosi e margini in calo, osserva con attenzione gli sviluppi di una partita che potrebbe ridefinire gli equilibri del settore per gli anni a venire.
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