La bussola di Sace per il 2026: sedici rotte verso cui le imprese italiane dovrebbero guardare per crescere oltre i confini

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il commercio mondiale, nonostante le turbolenze che continuano ad agitare gli scenari geopolitici e le politiche protezionistiche, dimostra una vitalità che va oltre le attese. Nel 2025, il volume degli scambi internazionali di beni ha registrato un incremento vicino al cinque per cento, una performance che ha sorpreso gli stessi analisti, i quali ora guardano al triennio 2026-2028 con una cautela che si traduce in stime di crescita media intorno al due virgola tre per cento -1-2. In questo quadro complesso, dove l’incertezza è diventata una variabile strutturale e non più un’eccezione, la capacità di orientarsi diventa cruciale. Per questo, Sace, l’agenzia di credito all’esportazione controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, ha presentato la diciannovesima edizione della sua Mappa dell’Export, uno strumento che, come una bussola, intende offrire alle aziende del nostro paese una rotta chiara tra i rischi – di credito e politici innanzitutto – e le opportunità che emergono dai diversi mercati -1-9.

Dalla frammentazione globale alle opportunità nei mercati lontani

La fotografia scattata da Sace rivela un sistema Italia che, nonostante tutto, continua a reggere l’urto della competizione globale. L’export del made in Italy ha consolidato il quarto posto nella classifica mondiale, un risultato che non deve però indurre a facili entusiasmi -7. Il dato più significativo, e in un certo senso preoccupante, riguarda la struttura stessa della nostra base esportatrice: quasi la metà delle imprese italiane, il quarantacinque per cento per la precisione, vende i propri prodotti in un unico mercato di sbocco -9. Una concentrazione che, in un’epoca di frammentazione normativa e di dazi che cambiano le regole del gioco da un giorno all’altro – si pensi alla nuova politica tariffaria dell’amministrazione Trump che ha introdotto un dazio generale del dieci per cento sulle importazioni –, rappresenta una vulnerabilità critica -7. Ecco allora che il messaggio che arriva da Roma, dove si è tenuta la presentazione, è un invito pressante alla diversificazione. Gli imprenditori sono chiamati a uscire dalla cosiddetta comfort zone dei mercati tradizionali per esplorare nuove geografie, quelle dove la domanda cresce e dove il made in Italy può giocare carte importanti.

Sedici destinazioni strategiche tra Golfo, Asia e Sudamerica

Quali sono, dunque, le rotte su cui puntare? La Mappa di Sace ne individua sedici, individuate come strategiche per il medio-lungo termine -1. Una prima direttrice punta verso i paesi del Golfo, con un focus particolare sugli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Queste economie, nonostante un contesto geopolitico complesso, stanno portando avanti poderosi programmi di diversificazione economica, sostenuti da ingenti investimenti pubblici che aprono spazi in molti settori, dalle infrastrutture alle tecnologie -10. Emirati Arabi Uniti, in particolare, si candidano a fare da hub strategico per le imprese italiane desiderose di proiettarsi verso i mercati dell’Asia e dell’Africa -2. Spostandosi verso oriente, l’attenzione si concentra sui due grandi giganti asiatici: Cina e India, sebbene con performance molto diverse. La Cina, nonostante le difficoltà, mantiene una sua rilevanza grazie agli investimenti in tecnologia e innovazione, mentre l’India mira a diventare una potenza manifatturiera globale, spinta anche dal possibile accordo di libero scambio con l’Unione Europea che faciliterà le esportazioni, quelle italiane comprese -2.

Il sud-est asiatico come nuovo polo di attrazione per le esportazioni

Ma è probabilmente sul sud-est asiatico che si concentrano le aspettative maggiori per chi è alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali. Il Vietnam, con la sua dinamica economia, le Filippine, l'Indonesia e la Malesia sono indicati come mercati ad alto potenziale, destinazioni dove la crescita è sostenuta e dove i nostri prodotti possono trovare terreno fertile -1. Singapore, dal canto suo, viene vista non tanto come mercato finale, quanto piuttosto come piattaforma logistica e finanziaria, un hub di primaria importanza per chi vuole operare nell'intera regione. Non va dimenticata, infine, l’area del Sudamerica, dove l'entrata in vigore dell'accordo tra Unione Europea e Mercosur potrebbe dare nuovo slancio alle esportazioni, in particolare verso paesi come il Brasile, nonostante le sue fragilità fiscali, che offre un mercato interno vasto e dinamico -2-10.

L'identità rinnovata di Sace e i rischi da gestire

L'occasione della presentazione della Mappa è stata colta da Sace anche per svelare una nuova identità visiva, un logo rinnovato che vuole celebrare un patrimonio di competenze costruito in quasi cinquant'anni di attività a fianco del sistema produttivo italiano -1-9. Dietro il cambiamento grafico, c'è la volontà di ribadire una missione istituzionale che oggi, in un mondo che corre veloce, diventa ancora più cruciale: offrire alle imprese non solo strumenti finanziari e assicurativi, ma anche una conoscenza profonda dei mercati. Conoscenza che significa, per esempio, saper valutare il rischio di credito, che resta sostanzialmente stabile in molti paesi ma con un'eterogeneità marcata, o il rischio politico, che non riguarda solo le aree in conflitto ma anche quelle con governance complesse -2-9. In un contesto del genere, la Mappa si propone proprio come una guida per navigare le complessità geoeconomiche e per trasformare le sfide in opportunità, a patto di saperle cogliere con tempestività e con uno sguardo lungo.

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