L’export cresce nonostante i dazi, Corradini D’Arienzo invita a tenere la barra dritta e a evitare allarmismi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La querelle commerciale con gli Stati Uniti, complice la recente pronuncia della Corte Suprema e la reazione della rinnovata amministrazione Trump, tiene banco nei tavoli che contano, ma l’ad di Simest, Regina Corradini D’Arienzo, prova a tracciare un solco netto tra il percepito di rischio e la realtà dei fatti. Intervenuta a margine del Forum in Masseria organizzato da Bruno Vespa e Comin&Partners, la manager ha portato all’attenzione i dati relativi al 2025, i quali raccontano di un export italiano verso gli Stati Uniti cresciuto nonostante le barriere, segnando un +7,2 per cento. Una performance che, a suo avviso, dimostra quanto il Made in Italy, persino nella sua declinazione tecnologica, conservi un appeal capace di superare gli ostacoli tariffari. “Se ci sono i dazi – e poi vedremo come si muoveranno nel prossimo futuro – i numeri parlano chiaro”, ha dichiarato, sottolineando come il sistema imprenditoriale non debba farsi paralizzare dall’incertezza. Un’incertezza che, secondo la numero uno di Simest, rischia di trasformarsi in una “maledizione” ben più dannosa dei dazi stessi, capace di ritardare o addirittura azzerare gli investimenti -2-5.

La resilienza del sistema e la risposta agli scenari incerti

L’approccio suggerito da Corradini D’Arienzo si basa su un cambio di passo strategico che prescinde dalla mera logica del prezzo. La sua riflessione, infatti, si è concentrata sulla necessità di ragionare in termini di posizionamento e di esplorare nuove geografie di crescita, senza per questo abbandonare il mercato a stelle e strisce. Simest, dal canto suo, aveva già predisposto a metà gennaio una misura ad hoc per supportare le imprese negli Stati Uniti, a dimostrazione di come l’attenzione al mercato nordamericano rimanga alta -7. Ma la vera sfida, ha aggiunto, è quella di creare un clima di fiducia che consenta alle aziende, in particolare alle piccole e medie imprese, di guardare oltre l’orizzonte immediato delle difficoltà. “Ovviamente è giusta la nostra attenzione sui rischi”, ha precisato, “ma vorrei un attimo staccarmi da questi e stare più attenta a come il sistema e le filiere possono creare opportunità” -2. Un concetto, questo, che si allinea con la spinta a diversificare i mercati di sbocco, cogliendo le opportunità offerte da aree come l’India – dove è in cantiere un accordo di libero scambio – o i Paesi del Sud del mondo, senza per questo trascurare la necessità di sostenere l’intera filiera produttiva.

Il contesto internazionale e l’appello alla coesione

Mentre l’amministratrice delegata di Simest invitava a mantenere la barra dritta, sullo sfondo si muoveva la macchina istituzionale per fare chiarezza. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato per i prossimi giorni il tavolo permanente sull’export, riunendo attorno a un unico tavolo Sace, Simest, Ice e le rappresentanze imprenditoriali. L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, raccogliere e diffondere informazioni certe per dissipare la confusione che regna tra gli operatori; dall’altro, tranquillizzare le imprese sulla vicinanza del governo in una fase così delicata -5-8. Tajani, inoltre, ha messo in guardia da un altro fattore di potenziale squilibrio, ovvero l’andamento del cambio euro-dollaro, che potrebbe rivelarsi più insidioso delle stesse tariffe doganali. In questo scenario complesso, l’invito alla prudenza è stato raccolto anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha richiamato tutti alla necessità di evitare “reazioni di pancia”, ricordando come gli Stati Uniti rappresentino un partner commerciale e politico imprescindibile per l’Italia e per l’Europa intera -6.

Oltre i dazi, il valore del Made in Italy

La discussione, inevitabilmente, si è allargata al tema più ampio del valore intrinseco del prodotto italiano e della sua capacità di resistere alle turbolenze. I dati forniti da Corradini D’Arienzo, del resto, trovano riscontro nelle rilevazioni Istat che certificano un incremento complessivo dell’export trainato da settori chiave come il farmaceutico e la meccanica. Una crescita che, pur in un contesto di barriere aumentate mediamente tra il 5 e il 15%, conferma l’esistenza di una domanda strutturale e di un apprezzamento di fondo per l’eccellenza tricolore -4-9. La strategia, pertanto, non può limitarsi a una difesa ad oltranza, ma deve tradursi in un’azione proattiva di presidio e conquista. Come ha sottolineato la stessa ad di Simest, l’obiettivo è accompagnare le imprese dove ci sono opportunità concrete, organizzando business forum e facilitando joint venture con partner locali. Un’attività, questa, che vede Simest operare sotto la guida dei ministeri competenti, all’interno del perimetro di Cassa Depositi e Prestiti, per rafforzare quel sistema-Paese che, nei fatti, ha già dimostrato di saper reggere l’urto.

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